Precari sino alla pensione, l’assurda storia dei contrattisti dell’Asp di Palermo

Attendono una stabilizzazione che forse non arriverà mai, è la storia paradossale dei precari dell'Asp di Palermo che sperano nell'applicazione della legge Madia

Precari sino alla pensione, l’assurda storia dei contrattisti dell’Asp di Palermo

Precari fino alla pensione o anche oltre. Si tratta di 647 contrattisti amministrativi precari dell'Asp di Palermo che attendono ormai da tempo la stabilizzazione, così come prevede la legge emanata dal ministro Marianna Madia che nel 2017 ha puntato ad eliminare tutte le situazioni di precarietà storicizzata. Alcuni attendono di essere stabilizzati da oltre trent’anni passati a svolgere qualunque ruolo all’interno dell’amministrazione, altri sono entrati dopo con la promessa di vedere un contratto, ma che in realtà in questi anni hanno visto la stessa amministrazione esternalizzare attività che potevano essere svolte dagli stessi precari, un bacino non indifferente di personale precario contrattista interno. "Molti siamo in azienda dal ’96 - spiega uno dei 647 precari -. Qualche altro anche da prima, addirittura da quando era ancora Usl. I nostri sono contratti a tempo determinato continuativi dal 2004, tutti con qualifica di “coadiutori amministrativi esperti. All’interno degli uffici – l’azienda è costituita da dipartimenti tecnici, amministrativi, personali e sanitari – ci siamo ritrovati a portare avanti progetti inimmaginabili che non ci competevano, ma nessuno ha mai detto no perché per noi contava solo il bene dell’azienda. Lavoro che è sempre andato oltre le nostre mansioni e che pensavamo venisse tenuto in debito conto. Invece, il nuovo direttore generale dell'Azienda appena insediato si è affrettato, con relativa nota, a precluderci le mansioni effettivamente svolte. Con la Legge Madia ci sembrava potessimo finalmente tirare un sospiro di sollievo, dal momento che il primo dei due commi prevede che si debba derubricare il contratto a tempo determinato del precario storico che negli ultimi 8 anni abbia svolto almeno 3 anni di servizio in un ente pubblico. Semplice passaggio, compiuto dal 90 per cento delle aziende ospedaliere siciliane e dai comuni che sono andati in deroga al patto di stabilità. Per esempio quello di Ragusa, che ha derubricato o sta derubricando il contratto di 123 colleghi, in una platea di 70mila abitanti".

Una situazione che ha del paradossale, se la confrontiamo con tutti le amministrazioni che hanno proceduto alle stabilizzazioni. Rispetto al fatto che l’Asp di Palermo ha un bacino di 82 comuni, 5 ospedali, 80 guardie mediche, 10 poliambulatori, 10 Pta (Punti territoriali), 5mila dipendenti, i 647 contrattisti sono una minima parte della pianta organica che attende da tempo di vedere chiarito il proprio futuro. "La dirigente prima annuncia pubblicamente che entro la fine del 2019 avrebbe stabilizzato tutti i precari, si prende l’applauso di tutti, poi va in assessorato, presenta il suo piano e modifica il fabbisogno, dicendo che ne sarebbero stati stabilizzati non oltre 420. Perché? E non si dica che i soldi per i nostri stipendi non ci sono", spiega un altro dei precari. L’allora assessore regionale alla salute Lucia Borsellino diede indicazioni per stabilire le somme annuali necessarie per il loro inserimento nella pianta organica con un decreto che storicizzò con 12 milioni di euro gli emolumenti annuali. "La legge Madia parla chiaro. Basta applicarla. Se poi parliamo di fabbisogno, questo andrebbe verificato tramite censimento chiedendo ai vertici apicali che carichi di lavoro ha ogni dipendente. Operazione mai fatta perché i carichi di lavoro di questi precari sono strategici e potrebbero portare a tante domande dalle risposte scomode", commentano amaramente i precati. I lavoratori chiedono, infatti, che non rimanga nessuno fuori. "La legge prevede che questo processo si debba concludere entro dicembre 2020, si potrebbe procedere alla stabilizzazione di 400 precari entro la fine dell'anno in corso, mentre gli altri entro il prossimo anno, ma va tutto scritto, nero su bianco".

"La cosa paradossale – afferma Giuseppe Forte, rappresentante FIALS ASP Palermo - è che l’assessore alla salute Ruggero Razza si è meravigliato della manifestazione, della quale invece era stato ampiamente informato chiedendo il suo intervento autorevole. La cosa importante è che noi abbiamo dichiarato antisindacale il suo comportamento perché la disposizione nazionale prevede il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali per stabilire preventivamente i criteri e le forme di trasparenza. Cosa che non si è fatta assolutamente. L’ASP ha assunto un debito passivo nei confronti di questi lavoratori, vincolando ai tempi il rapporto economico. Ci sono, quindi, delle responsabilità ben precise.

Non si è, poi, proceduto al censimento dei carichi di lavoro, come previsto dalla legge Madia, perché bisognerebbe chiedere ai capi distretto cosa fa ogni singolo lavoratore". Insomma da un lato l'Azienda che ha stabilito quale sia la pianta organica necessaria dall'altro i lavoratori che chiedono l'applicazione della legge Madia.

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