UN PASTICCIO CON TRE PADRI

Il pasticcio che da stamattina spalancherà le porte dei Centri di identificazione ed espulsione a 1038 clandestini, e ad altri 277 nelle prossime due settimane, è figlio di molti padri. I primi sono l’ineffabile Dario Franceschini e la sua ciurma di sbandati. Sono i signori del Pd, infatti, che hanno presentato l’emendamento al decreto legge Maroni (primo firmatario proprio lampaDario) per affossare la norma che prolungava da due a sei mesi la permanenza degli immigrati irregolari nei Cie, una misura già adottata nel resto d’Europa e considerata indispensabile dalla nostra polizia per avere il tempo di identificare tutte le persone e provvedere al loro rimpatrio o alla concessione dell’asilo politico. Inutile sottolineare che questi stessi signori ora denunciano indignati «il fallimento della politica sull’immigrazione del governo». Fantastico: prima ti sgambettano, poi ti prendono in giro perché sei caduto. Il tutto sulla pelle del Paese. C’è bisogno di commento?
Tuttavia, anche la Lega, che aveva proposto e sostenuto il provvedimento silurato e che ora tuona, giustamente, contro «l’indulto mascherato», non è esente da colpe. Chi troppo vuole nulla stringe, dicevano i nostri vecchi. E l’errore è stato mettere sullo stesso piano, e nello stesso provvedimento legislativo, misure di peso e importanza neppure lontanamente paragonabili. Del cosiddetto articolo sui medici-spia, quello che ha maggiormente offerto il fianco alla fronda, si può discutere all’infinito. Ma da qualunque parte lo si guardi, è difficile sostenere che siano le sentinelle con lo stetoscopio il caposaldo della lotta a clandestini e delinquenti. Sulle ronde questo giornale ha scritto parole chiarissime. Sulle ronde si è celebrato il festival dell’italica ipocrisia. Però anche qui: strumento certo utile per migliorare la sicurezza delle nostre città ma, per così dire, collaterale. Con l’espulsione degli irregolari si entra invece nel «core business», come lo definirebbero gli economisti: è uno dei cardini su cui si può fondare una credibile politica dell’immigrazione.
Aver difeso nello stesso modo queste tre bandiere così diverse tra loro è stato il presupposto per il naufragio del decreto legge sulla sicurezza. Adesso il ministro Maroni se ne è accorto e infatti annuncia che domani, all’incontro con la maggioranza convocato per rimettere mano alla materia, lascerà cadere la norma sui medici-spia.
Speriamo ora che, come hanno capito i leghisti, capiscano anche i loro alleati del Pdl che hanno votato insieme con i Democratici. Gli altri artefici del pateracchio. Quei franchi tiratori di democristiana memoria che si sono tolti lo sfizio di far pagare al Carroccio le sue arroganze, vere o presunte, sulla data del referendum e sul federalismo fiscale, affossando una legge fondamentale. Purtroppo, di vendette tra partiti a spese dei governati ne abbiamo viste a centinaia nel corso degli anni. Ma il problema sta proprio qui. Questo si è presentato come un governo di svolta. Lo è. Però lo deve essere in tutto, anche in queste cose. Non è possibile che ci ritroviamo a spasso per le città dalla mattina alla sera un migliaio di clandestini potenzialmente pericolosi perché lorsignori dovevano consumare le loro ripicche.
Si chiudano in una stanza, discutano, trovino i loro compromessi e poi portino quanto deciso fino in fondo. Senza agguati in Parlamento, che i cittadini-elettori non capiscono e non tollerano.

Soprattutto se riguardano sicurezza e immigrazione, due temi sui quali il centrodestra tutto, non solo la Lega, ha costruito larga parte della sua vittoria. Per un motivo banale ma vero: a differenza di qualcun altro, quei due temi i cittadini-elettori li vivono nella loro carne, tutti i giorni. E non hanno molta voglia di scherzarci sopra.

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