
Non c’è limite, o così pare, a ciò che le capacità finanziarie cinesi non possano realizzare per promuovere il loro soft power in giro per il mondo. L’ultimo esempio arriva dal Pakistan, più precisamente dalla città costiera di Gwadar, dove Pechino ha finanziato, al costo di 240milioni di dollari, la costruzione di un nuovo scintillante aeroporto che, terminato lo scorso ottobre, è pronto ad accogliere a pieno regime fino a 400mila passeggeri. Peccato che di passeggeri o aerei, almeno sino ad ora, non ve ne sia neanche l’ombra.
La cattedrale nel deserto in questione è stata costruita nel Belucistan, la provincia più estesa e povera del Pakistan sudoccidentale interessata da decenni dall’attività di gruppi armati separatisti. Appena un anno fa i ribelli hanno compiuto un attacco armato al porto di Gwadar, uno dei principali scali della Nuova via della seta cinese gestito dal 2017, non a caso, dalla China Overseas Port Holding Company, un’azienda statale di Pechino.
Il nuovo aeroporto internazionale di Gwadar è stato realizzato dal Paese erede del Celeste Impero nella cornice di un altro importante progetto infrastrutturale da miliardi di dollari noto come il Corridoio economico sino-pachistano (Cpec). Azeem Khalid, esperto di relazioni internazionali afferma che il costoso scalo “non è per il Pakistan o per Gwadar. È per la Cina che così garantisce ai suoi cittadini accesso” al Belucistan.
In effetti la popolazione locale non sembra aver tratto beneficio dagli investimenti cinesi. Islamabad ha fatto sapere che il Cpec ha creato circa 2000 posti di lavoro “locali” senza fornire ulteriori dettagli. Abdul Ghafoor Hoth, presidente distrettuale del Partito Awami del Belucistan, dichiara però che nessun residente di Gwadar è stato assunto per lavorare in aeroporto - “neanche come guardiano” - e la stessa cosa vale anche per il porto. A dicembre e per oltre 40 giorni Hoth ha organizzato delle proteste per le condizioni di vita degli abitanti interrotte solo dopo aver ottenuto l'impegno da parte delle autorità ad intervenire sui problemi sollevati.
Da allora non si è registrato alcun progresso. Gwadar infatti continua a non essere connessa alla rete elettrica nazionale – l'elettricità arriva dal vicino Iran o dai pannelli solari – e la fornitura di acqua pulita è solo un miraggio. Una situazione esacerbata dalle discriminazioni di cui sono vittime i beluci che generano risentimento nei confronti dei cinesi, sempre più presenti nella provincia.
La lotta dei separatisti, cominciata una cinquantina di anni fa, ha conosciuto un marcato declino nel 2014 dopo l’intervento di Islamabad ma a partire dal 2021 gli attacchi sono ricominciati soprattutto ad opera dell’Esercito per la Liberazione del Belucistan (BLA). Secondo gli analisti, le azioni del principale gruppo separatista sarebbero incoraggiate dalla fine, nel novembre del 2022, del cessate il fuoco tra il governo centrale e i Talebani pachistani.
È in questo contesto che l’aeroporto di Gwadar attende i suoi primi passeggeri. Il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif e il suo omologo cinese Li Qiang hanno inaugurato lo scalo con una cerimonia virtuale e il primo volo è stato nascosto ai media e al pubblico.
L'evento è stato oltretutto posticipato a causa dei timori sulla sicurezza. Nello specifico si riteneva probabile un attacco da parte dei miliziani appostati tra le montagne che si stagliano a poca distanza dall’aeroporto.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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