Sul nucleare un assurdo cortocircuito ambientalista

Il dibattito sulla dichiarazione finale alla Cop28 è stato comprensibilmente monopolizzato dall'inserimento o meno del passaggio sull'eliminazione dei combustibili fossili

Sul nucleare un assurdo cortocircuito ambientalista
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Il dibattito sulla dichiarazione finale alla Cop28 è stato comprensibilmente monopolizzato dall'inserimento o meno del passaggio sull'eliminazione dei combustibili fossili ed è così passato in secondo piano un altro aspetto cruciale per il nostro futuro: l'energia nucleare.

Nella bozza della dichiarazione conclusiva della Conferenza sui cambiamenti climatici a Dubai è stato infatti inserito un riferimento al nucleare per diminuire i combustibili fossili proponendo di «accelerare nelle tecnologie a zero e a basse emissioni, comprese, tra le altre, le energie rinnovabili, il nucleare (...) in modo da potenziare gli sforzi verso la sostituzione delle tecnologie fossili nei sistemi energetici».

Eppure gli ambientalisti che chiedono a gran voce lo stop a gas, carbone e petrolio si dicono contrari anche al nucleare e contestano il via libera all'aumento di questa fonte energetica nei prossimi anni. Occorrerebbe però un bagno di realtà e dire in modo chiaro che le sole rinnovabili non sono sufficienti a garantire il fabbisogno energetico delle economie avanzate e, se si vuole diminuire o addirittura eliminare le fonti fossili, bisogna sostituirle con altre fonti energetiche stabili come il nucleare. Inoltre, se la priorità è diminuire le emissioni di Co2, il nucleare non produce emissioni.

E l'Italia? Al netto del botta e risposta tra i ministri Pichetto Fratin e Salvini sulle centrali nucleari, è indubbia la necessità per l'Italia di diversificare le proprie fonti energetiche per garantire una nostra autonomia. La guerra in Ucraina ci ha dimostrato come energia e sicurezza nazionale siano due ambiti che non possono essere disgiunti e, se nei prossimi decenni vogliamo ridurre il consumo di gas, dobbiamo compensare con un'altra fonte energetica come il nucleare.

Anche perché la transizione ecologica richiede un maggior utilizzo di elettricità, basti pensare nel solo settore della mobilità che cosa significherà in termini di consumo il passaggio dalle automobili con il motore diesel e benzina a quelle elettriche.

Senza contare poi l'ipocrisia di continuare a importare energia elettrica dalla Francia dove è prodotta proprio con le centrali nucleari o di finanziare con capitali italiani la costruzione di nuovi impianti in altre nazioni europee.

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