Conte prova ad allargare il fronte anti Germania per portare a casa i bond

Il premier concede il sì al vertice con i leader della minoranza, ma solo per non farsi criticare

Conte prova ad allargare il fronte anti Germania per portare a casa i bond

La partita più importante di Giuseppe Conte è certamente quella che si sta giocando sul fronte europeo. Non è un caso che proprio ieri, come già accaduto in altri passaggi cruciali di questa gigantesca emergenza sanitaria, sia sceso in campo anche Sergio Mattarella, con un videomessaggio alla nazione nel quale ha invitato l'Europa a «superare i vecchi schemi ormai fuori dalla realtà», auspicando «ulteriori iniziative comuni» e sollecitando in questo senso «il Consiglio dei capi di governo» dell'Ue. Parole pesanti per un capo dello Stato sempre molto cauto e misurato nelle sue esternazioni.

È su questo fronte, d'altra parte che si sta muovendo in queste ore Palazzo Chigi, con un Conte che davvero sembra aver puntato i piedi nelle sei ore di video summit tra i leader europei che si è tenuto giovedì. Al punto che ieri il quotidiano tedesco Die Welt raccontava di una Angela Merkel «irritata per l'aggressività del premier italiano». L'obiettivo, come è noto, è quello di riuscire a portare a casa gli Eurobond, unico strumento europeo davvero valido per mettere in campo quelle migliaia di miliardi che serviranno ai Paesi più colpiti dalla recessione post Covid-19 per rilanciare l'economia. La Germania, però, continua a non cedere di un passo. E insieme a lei, a cascata, il cosiddetto asse del Nord con Olanda, Austria e Finlandia. In queste ore, però, il tentativo di Palazzo Chigi è quello di provare ad allargare il numero di Paesi disponibili a dare il via libera ai cosiddetti Coronabond. E, grazie anche al lavoro sottotraccia del Quirinale oltre che della nostra diplomazia, pare stiano arrivando segnali positivi da Cipro, Slovacchia e, in misura più soft, dai Paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania). Tutti Stati non certo chiave negli equilibri dell'Europa, ma che comunque - almeno da un punto di vista politico - potrebbero concorrere a mettere in difficoltà la Merkel. Sono tutti Paesi, infatti, che rientrano nei 19 della zona euro. E si potrebbero andare ad aggiungere ai 9 che già sono schierati sulla linea di Italia, Spagna, Portogallo e - in maniera più morbida - Francia. Senza contare che - Emmanuel Macron ne è convinto - il tempo e l'avanzare del virus potrebbero presto riportare Germania, Austria, Olanda e Finlandia a più miti consigli.

Su questo fronte, dunque, è concentrato Conte, convinto che ora la battaglia vitale sia quella di ottenere dall'Europa delle linee di credito vere. Anche per questo, poco si è occupato della cabina di regia che si è tenuta ieri mattina a Palazzo Chigi con l'opposizione. Però, proprio per evitare di essere tacciato nuovamente come l'uomo solo al comando che non apre al confronto con la minoranza, il premier ha giocato d'anticipo e ha fatto sapere di essere pronto ad un faccia a faccia con i leader di Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia già a inizio prossima settimana.

Che poi si tratti di una disponibilità sincera e concreta è tutto da vedere, visto che non è mistero per nessuno quanto Conte non sopporti Matteo Salvini (e viceversa). Una cordiale e reciproco detestarsi che rende quasi impossibile una reale collaborazione tra il governo e l'opposizione.

Vedremo nei prossimi giorni. Intanto, sempre ieri mattina, il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ha confermato che il decreto di aprile metterà in campo oltre 25 miliardi e sarà finanziato per la gran parte in deficit.

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