Donald e la minaccia a Kim: "Ora la guerra è più vicina"

Duro intervento della delegata Usa alle Nazioni Unite. E il presidente pensa di sostituire il Segretario di Stato

Donald e la minaccia a Kim: "Ora la guerra è più vicina"

La guerra è più vicina. A lanciare l'avvertimento più pesante alla Corea del Nord questa volta non è il presidente americano Donald Trump, ma la sua ambasciatrice all'Onu, Nikki Haley, considerata l'astro nascente della politica a stelle e strisce. Mentre il tycoon, durante un comizio in Missouri, ha preferito attaccare sul piano personale il giovane leader Kim Jong-un, descrivendolo come un «cagnolino malato» e chiamandolo nuovamente «little rocket man», piccolo uomo missile. Frasi che rischiano di alimentare ancora la guerra di insulti in corso da mesi tra Trump e Kim, rendendo vani gli sforzi di creare un canale diplomatico con Pyongyang.

È però la Haley, dal Palazzo di Vetro di New York, a pronunciare le parole più pesanti dopo il lancio del vettore Hwasong 15, missile balistico intercontinentale Icbm, che secondo il regime è in grado di «colpire tutto il territorio degli Stati Uniti», inclusa la capitale Washington. Con questa azione «il dittatore nordcoreano ha fatto una scelta che avvicina il mondo alla guerra, non l'allontana», ha tuonato la delegata Usa. «Non abbiamo mai cercato la guerra e ancora oggi non la cerchiamo - ha sottolineato -. Se arriverà sarà a causa dei continui atti di aggressione come quello a cui abbiamo assistito». Avvertendo che «se ci sarà una guerra, il regime nordcoreano sarà completamente distrutto». Haley ha poi lanciato un ennesimo appello alla comunità internazionale a «tagliare tutti i rapporti con Pyongyang» per isolare ulteriormente il regime, da quelli diplomatici alla cooperazione militare, scientifica e commerciale, fino allo stop di import ed export

Dopo l'annuncio di Trump che verranno imposte nuove sanzioni, il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha sottolineato che la via delle misure restrittive è ormai «esaurita». E che le azioni degli Usa contro la Nord Corea sono «intenzionalmente provocatorie». Da Pechino, invece, il ministero della Difesa cinese ha ribadito che «quella militare non è un'opzione»: a suo parere la soluzione non può che maturare «attraverso dialogo e consultazioni». The Donald da parte sua ha nuovamente espresso scetticismo sul ruolo del Dragone nella crisi, affermando su Twitter che «l'inviato cinese, appena tornato dalla Nord Corea, sembra non aver avuto alcun impatto su Rocket Man». Mentre il segretario di stato Usa Rex Tillerson ha ribadito la richiesta alla Cina di tagliare le forniture di petrolio alla Corea del Nord, ritenendo che sia il miglior mezzo per incoraggiare i negoziati. «Chiediamo di tagliare ulteriormente le forniture di petrolio» - ha detto - era l'arma più efficace l'ultima volta che i nordcoreani sono venuti al tavolo».

Proprio in queste ore, nel frattempo, si sono infittite le indiscrezioni sulla sostituzione di Tillerson alla guida di Foggy Bottom. La notizia è nell'aria da tempo, ma secondo quanto rivelato da alcuni funzionari ai media americani il cambio al vertice del Dipartimento dovrebbe avvenire nelle prossime settimane, intorno alla fine dell'anno o poco dopo. Secondo il New York Times, Trump vuole sostituire Tillerson con l'attuale capo della Cia, Mike Pompeo, e il capo di gabinetto della Casa Bianca John Kelly starebbe lavorando alla transizione. Alla guida dell'agenzia di intelligence, invece, andrebbe il senatore repubblicano dell'Arkansas, Tom Cotton.

La decisione del rimpasto sarebbe motivata delle crescenti tensioni tra il presidente e il capo della diplomazia Usa sulla strategia da portare avanti in politica estera, a partire proprio dal dossier nordcoreano, ma anche per quanto riguarda Iran, Cina e alleati arabi. Frizioni che avrebbero portato persino l'ex numero uno di Exxon Mobile a dare privatamente dell'idiota al Commander in Chief. Per ora la Casa Bianca si limita ad affermare che Tillerson «continua a guidare il Dipartimento di Stato» e «non ci sono annunci al momento». Mentre Trump, rispondendo ai giornalisti, ha detto: «È qui, Rex è qui», senza però smentire il piano per la sua sostituzione.

Tillerson, invece, ieri ha cancellato la partecipazione a un evento sull'Aids per andare a Pennsylvania Avenue in occasione della visita del principe del Bahrein. Cercando forse l'occasione per un chiarimento con il presidente.

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