Erdogan adesso ha paura. Istanbul chiusa per 48 ore

E la gente assalta i centri commerciali

Erdogan adesso ha paura. Istanbul chiusa per 48 ore

Un annuncio senza precedenti. Istanbul, Ankara e le altre principali città turche sono state chiuse per due giorni a partire da mezzanotte di venerdì fino a mezzanotte di oggi, per arginare la diffusione del coronavirus. La reazione della popolazione è stata scomposta e caotica. Centinaia di persone si sono precipitate nei centri commerciali di Istanbul - metropoli di 16 milioni di abitanti - per comprare cibo e bevande, con il rischio di causare contagi di massa. Le restrizioni sono state imposte in 31 province in tutto il paese e alle persone di età inferiore ai 20 e oltre i 65 anni è stato raccomandato di rimanere a casa. «Sollecitiamo tutti i cittadini che vivono in queste 31 province a rispettare il blocco di questo fine settimana senza farsi prendere dal panico», ha scritto il portavoce del governo Fahrettin Altun su Twitter.

Le nuove restrizioni sono state rese necessarie dall'aggravarsi della pandemia. In bilancio delle vittime è arrivato a oltre quota mille (1.101), 95 nelle ultime 24 ore, con quasi 5mila nuovi contagi. Il totale delle infezioni è salito a oltre 52mila. Il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, che aveva già richiesto il blocco, si è lamentato di non essere stato informato in anticipo. Ma il presidente Recep Tayyip Erdogan ha sempre affermato che la ruota dell'economia turca doveva continuare a girare. Finché il consiglio scientifico ha sollecitato il governo a imporre un blocco in particolare su Istanbul. Ankara ha anche bloccato tutti i voli internazionali, limitato i viaggi interni, chiuso le scuole, i bar e i caffè e sospese le preghiere di massa. Mentre i forni, le farmacie e le strutture sanitarie sono tra i luoghi esclusi dal divieto. Anche le società energetiche strategiche, le società di distribuzione e i benzinai sono autorizzate a continuare la loro attività.

Ma in questo momento di emergenza si costituiscono anche insoliti rapporti di collaborazione. La Turchia ha compiuto diverse azioni per aiutare Israele. Ha fatto rimpatriare israeliani e palestinesi nel loro paese d'origine e, ha fornito attrezzature mediche: mascherine, tute protettive e guanti. Israele e Turchia hanno ridotto le loro relazioni durante la presidenza Erdogan, dopo l'incidente sulla flottiglia turca diretta verso la Striscia di Gaza nel 2010.

Come se non bastasse l'anno scorso l'inviato israeliano alle Nazioni Unite ha dichiarato che la Turchia è un «hub regionale per il terrorismo» e che Erdogan «sta destabilizzando la regione attraverso la violenza e sostenendo le organizzazioni terroristiche». L'inviato turco delle Nazioni Unite Feridun Sinirlioglu ha subito reagito accusando il governo israeliano «di uno stato d'animo terroristico». Ma è acqua passata. Per ora.

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