Ergastolo al vigilante che sparò all'ex moglie

Il legale della vittima: "Giusto escludere le attenuanti, sarebbe stato maschilismo"

Ergastolo al vigilante che sparò all'ex moglie

Torino «In questo processo, con questo imputato, non ci possono essere attenuanti: non siamo davanti ad un momento di follia, ma piuttosto al drammatico risultato di una cultura e di una mentalità ancora molto presente in Italia: una donna non si deve separare. Ritengo che la condanna all'ergastolo sia il risultato di una giustizia giusta».

È questo il commento a caldo dell'avvocato di parte civile Stefano La Notte al processo contro Massimo Bianco, guardia giurata torinese che uccise l'ex moglie con numerosi colpi di pistola. Il legale ha parlato di una «cultura maschilista e selvaggia», ricordando in aula come la madre della vittima avesse commentato la fine del matrimonio dicendo: «Meglio un tumore che una figlia che si separa». Parole dure, come quelle che l'anziana aveva pronunciato al telefono alla nipote in lacrime, che dalla questura la informava che la mamma era stata uccisa: «Se l'è cercata, non doveva separarsi». Frasi taglienti come lame, che ben descrivono l'atmosfera in cui viveva Angela Dargenio, 48 anni, la cui unica colpa era stata quella di voler porre fine al suo matrimonio.

La condanna all'ergastolo di Massimo Bianco, non era affatto scontata quando, in mattinata il pm Francesca Traverso aveva chiesto trent'anni di carcere, ammettendo le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. Immediata la reazione dell'avvocato La Notte: «Sono contrario alle attenuanti generiche. In questa storia c'è un male, che è la morte cruenta di una donna ed un peggio che sarebbe quello di far passare che esista un paracadute, un materasso sul quale contare per giustificare ed attenuare la responsabilità di un atto inqualificabile. Ci sono due figli prostrati dal dolore che chiedono giustizia». Dopo alcune ore, la Corte d'Assise di Torino, presieduta da Alessandra Salvadori, ha condannato l'uomo all'ergastolo, considerando le aggravanti, privando l'imputato anche della potestà genitoriale.

«Sono soddisfatto di questa sentenza - conclude il legale La Notte - mi sono battuto con molta convinzione per rendere giustizia ai figli e combattere un modo di pensare e di giudicare che non deve più esistere nel nostro Paese». Massimo Bianco ha detto poche parole in aula, con il capo chino, davanti ai due figli, che scuotevano la testa in segno di disapprovazione: «Chiedo scusa a mia moglie e ai miei figli, so di avergli rovinato la vita. La mia anima non trova pace». «Non perdonerò mai mio padre per quello che ha fatto - ha commentato Eleonora, la figlia più grande - ha privato me e mio fratello della cosa più bella: nostra madre. Non credo alle sue scuse e lui non è più nostro padre. Sono soddisfatta, anche se non potrà ridarmi mia madre, con questa sentenza le abbiamo donato la libertà alla quale tanto teneva». La giovane donna, ha avuto parole dure anche per la nonna, madre di sua mamma: «Definirla nonna è già troppo per lei. Per questa mentalità provo solo disgusto, certe persone vanno lasciate alla loro ignoranza. A poche ore di distanza dal delitto ha detto a noi figli che la colpa era nostra, perché non eravamo stati abbastanza vicini a nostro padre».

Massimo Bianco, il 7 maggio dell'anno scorso, aveva atteso la sua ex moglie Angela D'argenio sul pianerottolo di casa, mentre stava rientrando con la spesa e, in quello che gli inquirenti hanno definito un agguato, l'ha uccisa sparando otto colpi di pistola.

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