Ercole Incalza, il super dirigente di sette governi

Al ministero per quattordici anni: sette diversi governi e cinque ministri. Lupi assicurava: "Mai rilevati elementi di reato né irregolarità amministrative"

Ercole Incalza, il super dirigente di sette governi

Ercole Incalza, settant'anni compiuti a Ferragosto, è l'ex capo della struttura di missione al ministero delle Infrastrutture. In pensione dal 31 dicembre del 2014, è riuscito a passare indenne attraverso quattordici anni di governi, ribaltoni e cambi di colore politico. In questi anni l'esecutivo è cambiato per ben sette volte, ma Incalza è riuscito comunque a rimanere nel palazzone capitolino di Porta Pia. A inizio anno, quando ha lasciato il ministero, è finita un’epoca. Oggi l'ex super dirigente del ministero dei Lavori Pubblici è finito nell'inchiesta della procura di Firenze sul giro di tangenti e appalti legati alla Tav e all'Expo di Milano. Insieme a Incalza sono stati indagati Sandro Pacella, suo stretto collaboratore, gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo.

Quattordici anni: sette diversi governi e cinque ministri. Fino all'attuale esecutivo. Cambiava lo schieramento politico, ma Incalza restava sempre al proprio posto. Secondo l’accusa sarebbe stato proprio lui, definito "potentissimo dirigente" del ministero dei Lavori pubblici, il principale artefice del "sistema corruttivo" scoperto dalla procura di Firenze. Sarebbe stato lui, in particolare, in qualità di "dominus" della Struttura tecnica di missione del ministero dei Lavori pubblici, a organizzare l’illecita gestione degli appalti delle Grandi opere, con il diretto contributo di Perotti, cui veniva spesso affidata la direzione dei lavori degli appalti incriminati. Riguardo agli altri due arrestati, Pacella è un funzionario del ministero, stretto collaboratore di Incalza, così come gravitava nell’ambito del dicastero anche Cavallo, presidente del Cda di Centostazioni Spa, società del gruppo Ferrovie dello Stato.

Laureato in ingegneria civile e in architettura all’Università di Palermo, Incalza ha svolto nei primi anni un’intensa attività didattica e partecipato a numerosi concorsi internazionali. Quindi, ha curato progetti speciali per la Cassa del Mezzogiorno e, nel 1983, è entrato nel ministero dei Trasporti, con l’incarico prima di capo della segreteria tecnica per il Mezzogiorno e poi di consigliere del Ministro. Nel 1984, ha assunto l’incarico di capo della Segreteria tecnica del Piano generale dei Trasporti, che fu approvato nel 1986 e aggiornato nel 1991 sempre con la direzione di Incalza. Dirigente generale del ministero dei Trasporti dal 1985, nell’agosto 1991 passa alle Ferrovie dello Stato per diventare Amministratore delegato della Tav, la società creata per realizzare le nuove linee AV e modernizzare la rete ferroviaria italiana, alla cui direzione rimane fino al novembre 1996. Come ricostruiva Sergio Rizzo sul Corriere della Sera dello scorso 22 gennaio, Incalza è diventato nel 2001 come capo della segreteria tecnica di Pietro Lunardi ed è poi rimasto passando attraverso Antonio Di Pietro (governo Prodi), Altero Matteoli (governo Berlusconi), Corrado Passera (governo Monti), Maurzio Lupi (governo Letta e governo Renzi). In realtà al ministero dei Trasporti già lavorava "al tempo della sinistra ferroviaria di Claudio Signorile, prima di essere consacrato insieme a Lorenzo Necci come il padre dell’alta velocità dei general contractor Eni-Iri-Fiat-Montedison, delle concessioni spartite a tavolino, della società con le banche". Dalle quali, viene sottolineato, Incalza è sempre uscito indenne.

"Il suo nome - tuonava l'anno scorso il grillino Michele Dell’Orco - è apparso nelle intercettazioni delle inchieste sul Mose, sull’Expo, è indagato dalla procura di Firenze per la Tav". Ma il ministro Lupi ha sempre difeso Incalza: "In ragione della delicatezza delle funzioni, Incalza è stato oggetto di numerose e doverose verifiche del suo operato, ma gli organi giuridici mai hanno rilevato elementi di reato né irregolarità amministrative". E, riguardo alla storia di Firenze, l'esponente di Ncd faceva noare che sì Incalza "è stato effettivamente indagato ma non è mai stato interrogato, né è stata avanzata richiesta di rinvio a giudizio". Alcuni procedimenti, però, erano finiti prescritti.

E, poi, c'è lo scandalo della casa di piazzale Flaminio anche grazie ai 520mila euro messi a disposizione da Diego Anemone, il costruttore al centro dell'inchiesta sugli appalti per i Grandi eventi gestiti dalla Protezione civile. "Ho fatto l’affare grazie a mio suocero...", avrebbe ammesso a suo tempo il genero di Incalza.

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