La favola tragicomica del Principe spennato e la Cenerentola dell'Est

Bellissima e con la metà degli anni di lui si è fatta regalare e intestare di tutto. Ora è rissa

La favola tragicomica del Principe spennato e la Cenerentola dell'Est

Giacomo Michele Giuseppe Maria Bonanno di Linguaglossa è un principe di anni cinquantadue, l'araldica chiarisce che la data di nascita risale appunto al mese di febbraio, giorno ventiquattro dell'anno millenovecentosettanta. La nobile famiglia siciliana ha storia antichissima che parte dal mille e quaranta nel sito di Caltagirone per poi diramarsi tra Siracusa e poi Roma. Il nobile di cui sopra era sposo di Christina Ryan Mackey, di San Diego, dalla quale, prima del divorzio, ha avuto figli tre, nati tra l'Arizona e la capitale d'Italia. Questo sta nell'elegante quadro nobile ma l'uomo, anche se principe, è debole di carne ed è caduto nel trappolone amoroso. Era l'autunno del duemila e diciannove quando incrociò gli occhi e il resto del corpo di una donna dell'est, bella davvero, fascinosa e di età già matura, trent'anni.

Tanya Yashenko da Minsk, avvolta nell'ondame di biondi capelli, lanciò lo sguardo malandrino, Giacomo Michele e tutto il resto dell'onomastica si sciolsero come la cera di una candela verso tarda sera. In meno di tre anni il patrimonio del principe si è prosciugato, la dolce Tanya gli ha portato via carte di credito, contanti, pagamenti vari di automobili di lusso, classe Mercedes, dimora in affitto a piazza di Spagna, viaggi in ogni parte del mondo, da Beverly Hills a Dubai, da Cannes all'Argentario, fotografie su facebook da spiagge dorate e veli inquietanti, lady Yashenko deve essere stata davvero brava, oltre che bella, al punto da farsi intestare un bed and breakfast oltre a bonifici continui per ottantamila euro e copiosi versamenti in dollari, presumo gioielleria varie e abbondante, capi di abbigliamento vari.

Ma a un certo punto la bellissima Tanya comprese di avere a che fare con un nobile senza nessuna palla nello stemma di famiglia sul quale, invece, si poteva anche prevedere lo sviluppo della vicenda amorosa: su campo d'oro spicca un gatto nero passante e poi la scritta, in latino che traduco «Il Signore sta alla tua destra. Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte». Alla sinistra, si dovrebbe aggiungere, si era insediata la Signora con evidenti progetti diurni e notturni, ben differenti dalla raffinata e classica insegna famigliare. Dunque ecco lo stratagemma, niente sesso se non c'è il versamento sul conto. Si segnalano diversi messaggi poco affettuosi: «Sei un uomo senza cervello. La donna è un fiore che deve essere protetta e venerata ogni secondo. Io sono così bella e giovane e devo subire questo schifo». Al che, Giacomo il principe, avvampando anche nei polpastrelli, replicò ansimante: «Scusa, sarò profondo con le scuse. Lunedì mattina vado in banca e pago la macchina, l'affitto è pure pagato, sarò un pezzo di merda ma ti amo. Tu sei un fiore». Un nobile tutto di un pezzo, flangar et flectar insieme, va da sé che il Linguaglossa si è ritrovato con il portafoglio, pur se in coccodrillo, svuotato, altri debiti da saldare, mentre la bionda lo tampinava con altre richieste.

Alla fine il principe non ce l'ha più fatta, ha raccolto gli ultimi e si è rivolto al penalista Armando Fergola, l'avvocato ha avviato la denuncia per circonvenzione di incapace, indebito utilizzo di carte di credito e manipolazione mentale.

Si andrà in tribunale, Tanya dovrà dire se siano stati commessi atti illeciti, se lei abbia approfittato di lui. La passione prende al cervello e questo va in corto circuito. Basta cambiare l'accento su circuito e si comprende il finale.

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