"Fine pena mai per mio padre Bettino. La famiglia non ha ereditato nulla"

La figlia: "Obbrobrio giuridico il no della Cassazione al ricorso fiscale"

"Fine pena mai per mio padre Bettino. La famiglia non ha ereditato nulla"

Un «obbrobrio giuridico»,dice Stefania Craxi. La Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi di Bettino Craxi che riguarda tasse del 1992-1993 evase all'estero per oltre 23 miliardi e mezzo di lire, condannandoli a pagare anche 20 mila euro di spese legali. Ma la figlia dell'ex segretario del Psi, morto nel 2000 ad Hammamet, senatrice di Forza Italia, non ci sta.

Sono passati più di 30 anni ma le controversie legali dei Craxi non finiscono più. Perché definisce «grottesca» questa vicenda giudiziaria?

«Perché l'unico commento che si può fare è: Fine pena mai. Le ingiustizie nei confronti di mio padre Bettino e della sua famiglia sembrano non avere mai fine, nonostante il trascorre degli anni e nonostante la verità su quella stagione, i suoi falsi eroi e le sue storture siano ormai sotto gli occhi di tutti. Questa storia è grottesca non solo perché riguarda vicende di cui né io, né mio fratello, né mia madre ci siamo mai occupati, alla faccia del principio di responsabilità personale, ma anche perché siamo stati trascinati nostro malgrado in un contenzioso tributario dall'Agenzia delle entrate, che non poteva non sapere che abbiamo accettato l'eredità con beneficio d'inventario, cioè non siamo tenuti a pagare i debiti superiori al lascito».

Per i giudici tributari quel conto svizzero era «materialmente riconducibile a Craxi e non al partito». E ora dovete pagare le spese processuali.

«Dove sono le prove? Soldi personali per fare che cosa, quale arricchimento? Il tenore di vita di mio padre e della famiglia era sotto gli occhi di tutti, bastava interrogare dal prefetto al capo scorta per avere informazioni. E noi non abbiamo ereditato nulla, se non altro perché nulla c'era da ereditare, se non i valori e le idee, di un uomo il cui unico interesse di vita era la politica, come ammisero candidamente alcuni degli stessi giudici del Pool di Mani Pulite. Ci hanno già portato via quelle poche cose che ci aveva lasciato, tra cui la collezione garibaldina».

A 21 anni dalla morte di suo padre siete convinti di essere oggetto di ingiustizie e accanimento giudiziario, ma perché?

«Come chiamarlo, altrimenti? Non so il perché, forse la figura di Bettino Craxi fa ancora paura. Per me è un grande dolore, perché lui per tutta la sua vita ha messo al primo posto il suo Paese e ha pagato un prezzo così alto».

La lunghezza di queste vicende giudiziarie è impressionante, si parla di lire e non di euro...

«È un'ingiustizia nell'ingiustizia, figlia dei primi processi-farsa che io contesto. Condannano noi a pagare per un finanziamento illecito, ma abbiamo ereditato il partito? Lui era segretario del partito, ma non ho visto lo stesso trattamento per altri segretari, da quelli di Dc e Pci fino a quello della Lega».

Allarghiamo lo sguardo, visto che parliamo di giustizia: la riforma Cartabia la convince? O crede più nei referendum di Lega e Radicali?

«Sa come dicono i milanesi, in dialetto: Piuttosto che niente meglio piuttosto. Certo, la riforma Cartabia non affronta i nodi che, invece, sono nei quesiti referendari. Io mi sto impegnando direttamente. Se abbiamo raccolto più di duecentomila firme in questi due week end, se mi hanno telefonato dicendo che ne sono state messe insieme 700 solo in un piccolo comune lombardo, credo che arriveremo al voto. E poi sarà il Parlamento a dover fare la legge.

Non aver messo mano alla riforma della giustizia è il più grande fallimento della Seconda Repubblica. A 20 anni di distanza ci si è accorti che la giustizia deve tornare ad avere il suo ruolo di servizio a tutela del cittadino e non certo di arma politica».

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