Il governo degli sbarchi coccola l'illegalità

Domani, quando il Senato deciderà sulla richiesta di mandare a processo Matteo Salvini, si consumerà l'ennesimo paradosso tutto italiano. Il voto arriva in un momento di estrema difficoltà per il governo e la maggioranza che, alle prese con l'incapacità di difendere i confini del Paese, continuano ad accogliere clandestini potenzialmente infetti. Anziché mettersi a un tavolo e stendere un piano per arginare gli arrivi e fermare la "bomba virale" che dai centri di accoglienza rischia di detonare in tutta Italia, i giallorossi vogliono dare il leghista in pasto ai giudici che lo vogliono alla sbarra per la vicenda della Open Arms, la nave della Ong spagnola che, lo scorso agosto, è rimasta bloccata in mare con oltre 150 immigrati a bordo. Le leggi per fermare gli sbarchi ci sono. Le ha sottoscritte lo stesso Giuseppe Conte quando guidava il governo composto da Lega e Movimento 5 Stelle. Grazie a quelle leggi, l'anno scorso gli sbarchi in Italia sono crollati e le incursioni delle Ong sono state pressoché azzerate. Non sono certo mancate le prove di forza, ma la politica messa in campo da Salvini per fermare l'immigrazione clandestina funzionava. Dopo anni di sinistra al governo (lo ricordiamo lo sfacelo fatto quando a Palazzo Chigi si sono alternati Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni?), gli sbarchi non erano più all'ordine del giorno. Un successo che è stato sin da subito malvisto dagli ultrà dell'immigrazione che le hanno tentate tutte pur di far ripartire il business dell'accoglienza. Ce l'hanno fatta con il ribaltone della scorsa estate. Non appena Cinque Stelle e Partito democratico si sono accordati per tenere in vita "Giuseppi", ecco che è subito cambiata la musica per gli irregolari. Le Ong sono tornate in mare e le navi della Guardia Costiera italiana hanno ripreso ad essere usate come taxi per i clandestini in difficoltà. A differenza dell'anno scorso, gli sbarchi sono legati a un problema sanitario che il governo dovrebbe prendere in seria considerazione. E, invece, anche le misure per frenare il contagio devono sottostare all'ideologia giallorossa. Succede, infatti, che agli italiani vengano imposte regole ferree per evitare una seconda ondata di coronavirus, mentre i clandestini vengono trattati con i guanti di velluto. Per loro la quarantena è un optional. Difficilmente la rispettano. Ora che i centri di prima accoglienza traboccano, trascorrono un sereno lockdown in hotel e agriturismo che lasciano senza farsi troppi problemi per andarsene a zonzo. Le immagini delle fughe di massa che continuano ad arrivarci dal Sud Italia sono il ritratto di un Paese incapace di far rispettare le regole. E qui torniamo al processo a Salvini. Il parlamento dovrebbe fermare l'azione dei giudici e ribadire con forza che l'allora ministro dell'Interno non aveva fatto altro che chiedere alla Open Arms il rispetto delle leggi che sono tuttora in vigore. Allo stesso modo il parlamento dovrebbe chiedere con forza all'esecutivo di applicare quelle stesse leggi anche per fermare i nuovi arrivi. Francamente, vedere sbarcare persone con il cappello di paglia in testa e il barboncino al guinzaglio suona come la presa in giro definitiva a un Paese senza spina dorsale. Cosa succederà domani in Senato è difficile saperlo. Salvini è accusato di "sequestro di persona plurimo aggravato e rifiuto di atti d'ufficio".

Pallottoliere alla mano, il via libera al processo è appeso ai voti dei diciotto renziani che, lo scorso 26 giugno in Giunta, non hanno partecipato al voto, riservandosi una ulteriore valutazione in vista del voto in Aula. Probabilmente diranno "sì" perché un voto diverso tra forze di governo metterebbe seriamente a rischio la tenuta dell'esecutivo. Un esecutivo che ormai non ha più alcuna credibilità.

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