L'assist di Petro ai cartelli dei narcos. "La cocaina fa male quanto il whisky"

Il delirio del leader di Bogotà: "È illegale solo perché la facciamo in Sudamerica"

L'assist di Petro ai cartelli dei narcos. "La cocaina fa male quanto il whisky"
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Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, non riesce ad evitare di provocare polemiche non solo inutili ma che danneggiano lui e chi lo ha eletto, tre anni fa. Dopo avere fatto crollare le azioni di Ecopetrol, la compagnia statale petrolifera del suo paese, ordinando a mezzo stampa di cancellare il rinnovo della joint venture con la compagnia statunitense Occidental Petroleum per lo sviluppo del Bacino Permiano, tra Texas e New Mexico, tra le aree con le maggiori riserve di idrocarburi al mondo («voglio che quell'operazione sia venduta per investire in energie green, noi siamo per la vita non per la morte», ha detto al quotidiano El Tiempo), Petro ha deciso di impartire una masterclass sui cartelli del narcotraffico e le droghe illegali nel mondo. Durante un consiglio dei ministri storico che per la prima volta è stato teletrasmesso a reti unificate, Petro ha infatti dichiarato che la cocaina «non fa più male del whisky» ma «è illegale solo perché la facciamo in Sudamerica» per poi chiudere ricordando che «è il Fentanyl (il super oppioide sintetico 50 volte più potente dell'eroina, ndr) che sta uccidendo gli statunitensi», come se Joe Biden prima e, dal 20 gennaio scorso, Donald Trump non ne fossero a conoscenza.

Peccato solo che le discettazioni del presidente colombiano, che ha anche suggerito la legalizzazione della «polvere bianca» in tutto il mondo per smantellare le «organizzazioni criminali transnazionali» (sic), arrivi in un momento in cui la produzione di cocaina nel suo paese sta battendo ogni record da due anni a questa parte secondo i dati dell'Unodc, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine.

Per descrivere le performance oratorie di Petro viene in mente il grande Carlo Maria Cipolla e il suo saggio «Le leggi fondamentali della stupidità umana» in cui avvertiva che non siamo consapevoli dell'enorme capacità distruttiva della stupidità, una piaga invisibile che, quando s'insedia al potere, ha effetti devastanti.

Fatta questa parentesi doverosa, davvero Petro merita di essere insignito del titolo di «maestro dell'idiozia contemporanea» come dimostra la sua ultima decisione, quella di far trasmettere da tutte le televisioni colombiane il già citato consiglio dei ministri. Il risultato è stato un disastro totale, soprattutto per lui. Nelle intenzioni di Petro c'era la pretesa di sorprendere i colombiani con una diretta fiume anti-imperialista, ma ciò che il presidente ha offerto è stata invece la fotografia perfetta della guerra di ego, odi e miserie del suo governo. L'altro ieri chi si è sintonizzato ha visto ministri che si accusavano in diretta di corruzione, altri che denunciavano tradimenti, femministe che ripudiavano il machismo dei loro compagni/mariti oltre a incroci di ricatti e insulti vari. Certo, nessuno di loro ha battuto il presidente Petro, primus inter pares, con attacchi assurdi e stupidi (ma soprattutto logorroici) contro gli Stati Uniti di Trump/Hitler sintetizzabili nella ciliegina sulla torta delle castronerie che è poi finita sui media internazionali, ovvero la difesa della cocaina, per la gioia dei cartelli narcos della Colombia. Se oggi Pablo Escobar fosse vivo avrebbe senz'altro applaudito il Petro dell'altro ieri.

Del resto fu con il gruppo M-19, di cui l'attuale presidente colombiano era membro di spicco, che il Cartello di Medellín si alleò attaccare il Palazzo di Giustizia di Bogotà nel 1985: morirono 98 persone, tra cui 12 giudici della Corte Suprema.

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