L'Europa (ri)trova l'accordo: nono pacchetto di sanzioni

Cade il veto polacco, c'è l'intesa. Stanziati altri 18 miliardi di aiuti per Kiev. "Sì al piano di pace ucraino"

L'Europa (ri)trova l'accordo: nono pacchetto di sanzioni

L'obiettivo finale della Russia è molto oltre il nostro confine, spiega Volodymyr Zelensky: «I prossimi sei mesi richiederanno da parte nostra sforzi ancora maggiori, saranno decisivi». Nel suo intervento in video al Consiglio europeo di Bruxelles, il leader ucraino disegna suo malgrado come una certezza il prolungarsi della guerra, allontanando anche solo l'ipotesi di una tregua natalizia; perché già esclusa da Vladimir Putin. «A oggi, la Russia non ha mostrato alcuna reale volontà di raggiungere una pace giusta e sostenibile», concordano i Ventisette, pronti dunque a supportare l'iniziativa ucraina «per una pace giusta».

Il summit di Bruxelles è stato certo l'occasione per rispondere presente all'appello di Kiev con un cestino da 18 miliardi di aiuti. E in extremis arriva anche il nono pacchetto di sanzioni contro Mosca, dopo l'invito di Zelensky: «Il terrore energetico della Russia dev'essere sconfitto in tutte le sue forme, ogni azione distruttiva contro infrastrutture critiche in Ucraina o contro cavi sottomarini e gasdotti in Europa, ogni tentativo di destabilizzare i mercati del gas e del petrolio devono ricevere risposte forti da tutta l'Europa». Il nuovo dossier «punitivo» era fermo per scelte troppo morbide verso gli oligarchi russi, secondo la Polonia. Troppo dure, secondo Budapest. Meglio fermarsi, rasserenare gli animi.

Sul tavolo dei leader Ue c'è soprattutto l'ambizioso tetto al prezzo del gas. Quasi una chimera. Si registra un'apertura concreta del cancelliere tedesco Olaf Scholz, finora tra i più recalcitranti a chiudere un'intesa sul price cap. «Le discussioni sui prezzi dell'energia hanno fatto buoni progressi - spiega - sono certo che riusciremo a concordare alcune altre piccole condizioni residue in modo che nel corso del tempo si troverà una soluzione consensuale». È concreto l'affacciarsi di Berlino a quel meccanismo di correzione del mercato proposto mesi fa dall'Italia, e già accolto dalla maggior parte degli Stati membri.

Sul price cap si tratta, spostando la contesa sulla «soglia». I 27 provano a limare differenze apparentemente non più inconciliabili in vista del Consiglio per l'Energia di lunedì, con i responsabili dei dicasteri nazionali pronti a definire un tetto. «Se Germania, Francia e Italia trovano un accordo, il più è fatto», sottolineano fonti Ue. Il nuovo range oscilla tra 160 e 220 euro. La chiusura del cerchio è nelle mani degli sherpa. L'invito ai ministri è unanime. E stavolta c'è da sperare in una messa a terra per l'anno prossimo.

Intanto Zelensky esorta l'Ue a continuare a fare il possibile per garantire l'approvvigionamento energetico agli ucraini. «Servono circa 2 miliardi di metri cubi di gas e di una fornitura elettrica di circa 800 milioni». L'Ue risponde presente. E nell'ultimo vertice di questo 2022 dei capi di Stato e di governo Zelensky espone anche il piano di pace gialloblù: in sostanza, i 10 punti già presentati al G20 a Bali. Anzitutto, Paese in sicurezza: dalle radiazioni e dal nucleare, e sul fronte alimentare. «L'Ue è unita nel sostenere l'Ucraina fin a quando necessario», riassume il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Posizioni compatte dei 27. L'idea è poi di pressioni su Putin per il rilascio di prigionieri e deportati, con l'attuazione della Carta Onu. Concesso inoltre alla Bosnia, dal Consiglio, lo status di Paese candidato a entrare nell'Ue: un'accelerazione per non lasciarla in balìa delle attenzioni dello zar. Ci sarà poi l'adesione all'area Schengen della Bulgaria nel 2023. Resta sospeso il tema del vicinato con i Paesi del Maghreb e quello su di una maggiore competitività dell'industria europea a fronte dell'Inflation Reduction Act statunitense.

La presidente dell'Europarlamento Roberta Metsola evoca i rischi di «protezionismo strisciante» del piano di investimenti in tecnologie verdi prodotte e vendute negli Usa: quasi 369 miliardi di dollari a svantaggio dell'Ue. Sul tema immigrazione, ieri solo un primo confronto. Dossier rimandato al 9 febbraio, in Svezia. Ma intanto piovono le accuse dell'Olanda su Roma per mancata vigilanza sugli sbarcati.

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