L'immobilità di un governo spiaggiato

L'immobilità di un governo spiaggiato

Giunge a noi, dal Papeete di Milano Marittima, l'immagine plastica e tragicomica di un governo ormai spiaggiato. Immagine resa ancor più grottesca dalle urticanti note dell'Inno di Mameli in salsa house solennemente cadenzate da un vorticoso ondeggiar di chiappe di cubiste dell'Est. È la versione romagnola e terragna di un naufragante Titanic nazionale. Non si tratta di un pregiudizio, ma dell'evidenza dei fatti. Del resto, due giorni fa è stato lo stesso Salvini ad ammettere che lo stallo dell'esecutivo per così dire guidato da Giuseppe Conte si protrae ormai da «quattro mesi». Quattro mesi, 120 giorni di non governo cui corrisponde un'economia ristagnante e a cui non può che seguire la presa d'atto ufficiale di un disastroso fallimento politico.

I governi passano, ma i commissari europei restano. Restano per i prossimi cinque anni. Assicurare all'Italia, all'Italia più che alla Lega, un commissario di peso sarebbe dunque l'unica operazione politica, tra le tante spavaldamente millantate o miseramente fallite, concretamente coerente con l'interesse nazionale. E invece che accade? Accade che venerdì Giuseppe Conte non sia stato in grado di indicare un solo nome alla presidente della Commissione europea. E perché l'Italia non ha avanzato delle proprie candidature? Perché, riferiscono i giornali, Matteo Salvini non ha ancora deciso. Non ha ancora deciso se presentare dei candidati credibili (ad esempio, Giancarlo Giorgetti) o avanzare invece nomi provocatori al solo fine di farseli respingere per avere così un'ulteriore tigre da cavalcare in campagna elettorale. Piccoli calcoli di bottega partitica in evidente conflitto con le esigenze dello Stato e i bisogni della Nazione. Il metodo sconcerta, l'obiettivo pure. Pare infatti che il governo che non governa punti al commissario per la Concorrenza. Obiettivo incongruo, non avendo noi grandi aziende globali ed essendo quel dicastero quasi privo di margini d'azione politica poiché imbrigliato da un rigido sistema di parametri «tecnici».

Perché non puntiamo all'Agricoltura o allo Sviluppo è un mistero la cui soluzione non può che avere a che fare con l'impoliticitá di un governo che non è un governo e che da almeno quattro mesi, ufficialmente, non governa più nulla.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica