L'Italia che produce rialza la testa. Il fabbisogno peggiora a 102 miliardi

L'indice Pmi manifatturiero ritorna in positivo dopo due anni

L'Italia che produce rialza la testa. Il fabbisogno peggiora a 102 miliardi

Durante il lockdown, la locuzione «meglio delle attese» era scomparsa dagli indicatori macroeconomici. Nei mesi di buio produttivo, con le aziende costrette alla chiusura forzata e collettiva, e con la gente asserragliata nelle case a causa del Covid, ogni dato è sempre stato declinato al ribasso. Questo ha provocato un peggioramento del fabbisogno, anche a causa delle minori entrate fiscali: a luglio il saldo del settore statale si è infatti chiuso con un fabbisogno di 7,2 miliardi, in peggioramento di 10,5 miliardi rispetto a un anno prima. Il fabbisogno dei primi sette mesi è di 102,4 miliardi, in aumento di 72,3 miliardi sempre rispetto a 12 mesi prima.

Dal punto di vista macro, la discesa agli inferi che si è finalmente interrotta in luglio, non appena allentate le restrizioni. L'indice Pmi manifatturiero, che misura lo stato di salute dell'industria, è tornato in Italia a superare quota 50, lo spartiacque fra contrazione ed espansione dell'attività. I 51,9 punti registrati il mese scorso, dai 47,5 di giugno, sono un risultato superiore appunto alle previsioni, rappresentano il miglior score dal giugno 2018 e, soprattutto, potrebbero essere la prima pietra posta sulle fondamenta di una ripresa che rimane incerta per tempistica ed entità.

A far ben sperare, è però il generale miglioramento in Europa dell'indice Pmi. In particolare quello di un partner di peso per il nostro Paese come la Germania, dove il manifatturiero è salito a 51 punti (45,2 a giugno). Era da giugno 2018 che non veniva oltrepassata la quota 50, e il recupero lascia margini per centrare il rimbalzo nel terzo trimestre. Così come nell'area euro: qui l'indice si è attestato a 51,8 punti (47,4 il mese prima) grazie a una crescita generalizzata di cui hanno beneficiato anche i beni di consumo, tra i più falcidiati dalla pandemia. Segnali di vitalità arrivano poi dall'Inghilterra, con il Pmi risalito a quota 53,3, il risultato migliore degli ultimi 16 mesi, e con il business sentiment a livello più elevato da 28 mesi a questa parte. La prova di quanto la fine della serrata abbia determinato un cambiamento radicale degli indici europei sta nella situazione opposta degli Stati Uniti, ancora alle prese con il virus, dove l'attività industriale è salita di 50,9 punti a luglio, meno rispetto alle attese degli analisti (51,3 punti).

È evidente che nei prossimi mesi la ripresa dovrà essere aiutata da misure di sostegno, una parte delle quali potrà essere finanziata con le risorse europee che arriveranno, a partire dal 2021, dal Recovery Fund. Nell'immediato, il governo italiano sta pensando di incentivare i consumi attraverso un bonus acquisti legato allo shopping effettuato con bancomat o carta di credito per favorire i settori più colpiti che faticano a ripartire.

Un'idea che convince Confesercenti solo a metà: «Siamo sempre stati contrari a una penalizzazione del denaro contante e al tempo stesso favorevoli all'incentivo

all'uso della moneta elettronica. Prevedere un meccanismo di detrazione d'imposta per gli acquisti tracciabili, è positivo ma lo si faccia per tutte le transazioni commerciali e non limitatamente ad alcuni settori specifici».

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