Le mail di Tarrant al governo prima dell'assalto alle moschee

Avvisi alla premier Ardern e ai giornali per diffondere le sue idee xenofobe. In tribunale si presenta strafottente

Le mail di Tarrant al governo prima dell'assalto alle moschee

Impassibile, anzi con uno sguardo di sfida. Brenton Tarrant Harrison è apparso davanti al giudice ventiquattr'ore dopo la strage ideata e videoripresa in due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, con l'aria di chi ha vinto, malgrado le catene che gli stringevano i polsi e le caviglie, malgrado i due poliziotti più alti di lui al suo fianco, malgrado la tunica da carcerato chiara smanicata che lo ingoffisce facendolo sembrare uno strano tipo di asceta.

Se qualcuno pensava di intuire tracce di pentimento nel comportamento dell'invasato bianco che ha ucciso 49 persone e ne ha ferite più o meno altrettante e che dopo aver colpito le moschee di Linwood e al Noor avrebbe voluto continuare il suo tour dell'orrore, è rimasto deluso. Tarrant si sente dalla parte della verità. Guarda con scherno i giornalisti e i fotografi. Fa con le mani incrociate davanti al pube il gesto dell'ok, uno dei segnali in codice dei suprematisti, di quella tribù di tizi ossessionati dalla teoria della sostituzione secondo cui i popoli eletti, quelli ariani, verrebbero nel giro di una generazione «sostituiti» dagli immigrati nei loro stessi Paesi.

Tarrant, ventottenne senza precedenti penali e fuori dai radar della polizia, incassa senza battere ciglio l'incriminazione per omicidio e la decisione del giudice di tenerlo in carcere fino alla prossima udienza prevista per il 5 aprile - e del resto il suo avvocato d'ufficio ha il buon gusto di non presentare una richiesta di libertà su cauzione. Si sente al sicuro, sa di essere diventato un eroe per la piccola parte di mondo di cui si sente un soldato, e pazienza se è un mostro per tutti gli altri. La sua protervia si staglia enorme grazie a un particolare. Pochi minuti prima del doppio massacro ripreso in diretta con una telecamera GoPro e mandato in onda in diretta streaming, il ventottenne australiano aveva inviato una mail all'ufficio del primo ministro neozelandese Jacinda Ardern, con in allegato le 74 pagine del suo impensabile manifesto xenofobo e il racconto dell'assalto alle moschee come se fosse già avvenuto. Il messaggio era stato inviato anche una settantina di altri destinatari tra istituzioni e media tra i quali il New Zealand Herald, che ne dà notizia. «La mail spiega le ragioni dell'attacco ma non si capiva che era ciò che stava per mettere in atto. Non c'è stato modo di fermarlo», spiega un portavoce del governo. La Ardern non ha visto la mail di persona. Il messaggio infatti è stato intercettato da un membro del suo staff che ha applicato la procedura standard in casi simili, segnalando la cosa alla Parliamentary Securtity, che a sua volta ha allertato la polizia. Troppo tardi per fare qualcosa.

Quello del venerdì di sangue è stato il più terribile attentato della storia della Nuova Zelanda, il più doloroso tributo di sangue per un solo episodio in tempo di pace del Paese oceanico. Tarrant ha messo in atto questo gesto tristemente storico con alcune armi del suo arsenale, composto da cinque pezzi incluse due semiautomatiche e due pistole, tutto acquistato con regolare permesso nel 2017. La premier Ardern - che ieri ha visitato un centro rifugiati a Christchurch con il capo coperto in segno di rispetto e omaggio - ha annunciato un giro di vite sulla concessione del porto d'armi, soprattutto per le semiautomatiche. «Posso dirvi una cosa. Le nostre leggi sulle armi cambieranno», ha detto ai giornalisti.

Per l'eccidio sono state fermate altre due persone, la cui posizione è al vaglio degli inquirenti. Rilasciata una quarta, che si è rivelato essere «un papà qualunque che voleva portare i figli a casa e che invece ha preso un'arma», come spiega il commissario Mike Bush.

E ieri un senatore di estrema destra australiano, Fraser Anning, ha aggredito e picchiato un ragazzino che gli ha lanciato un uovo durante una conferenza stampa nel quale si difendeva dalle polemiche per le sue dichiarazioni all'indomani delle stragi di Christchurch: «Se i musulmani oggi sono le vittime, di solito sono gli autori: la religione musulmana è semplicemente un'ideologia violenta di un despota del sesto secolo».

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