Mille sindaci firmano per il premier. Ma l'appello fa infuriare la Meloni

Da Gualtieri a Sala a Nardella, cresce l'adesione a sostegno del premier. La leader di Fdi all'attacco: "Si comportano come partiti politici"

Mille sindaci firmano per il premier. Ma l'appello fa infuriare la Meloni

L'appello dei sindaci diventa un caso e divide gli schieramenti.

A un giorno di distanza dalla pubblicazione, il documento avrebbe «molto colpito» il presidente del Consiglio Mario Draghi, descritto come informato dei numerosi «appelli che vengono dal Paese reale», giudicati «molto importanti».

E la lettera dei primi cittadini in effetti sta diventando numericamente rilevante, basti pensare che i firmatari sarebbero circa mille. Ma dal punto di vista politico, il fronte dei sindaci vede aprirsi le primi crepe, con Fratelli d'Italia che critica l'iniziativa e sconfessa i firmatari, mentre l'intero centrodestra fa un passo indietro, smarcandosi.

Sabato erano undici i sindaci che, per primi, hanno reso nota la lettera aperta indirizzata a Draghi, dimissionario da giovedì. Hanno firmato subito i sindaci di Roma Roberto Gualtieri, e di Milano Beppe Sala, e Antonio Decaro (sindaco di Bari e presidente Anci), Michele De Pascale di Ravenna (presidente Upi), Matteo Ricci di Pesaro (presidente Ali), ma anche Luigi Brugnaro (Venezia) e Marco Bucci (Genova) e altri ancora. «Noi sindaci - si legge nella lettera appello - chiediamo a Mario Draghi di andare avanti». «Allo stesso modo chiediamo con forza a tutte le forze politiche presenti in Parlamento che hanno dato vita alla maggioranza di pensare al bene comune e di anteporre l'interesse del Paese ai propri problemi interni». «Ora più che mai abbiamo bisogno di stabilità» scrivono i sindaci, pensando ai tanti progetti a metà strada e a tutti i dossier che resterebbero aperti con una fine traumatica dell'esperienza di governo. Manifestano «incredulità e preoccupazione» per la crisi «generata da comportamenti irresponsabili di una parte della maggioranza» - i 5 Stelle - e riconoscono a Draghi «dignità e statura, politica e istituzionale».

Un'iniziativa politicamente impegnativa, cui hanno aderito soprattutto amministratori locali del Pd, notoriamente molto numerosi. Così ieri uno dei promotori, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, ha annunciato che le adesioni avevano già superato quota mille. Intanto, però, sono arrivati anche i distinguo e gli stop. Il più assertivo, quello di Giorgia Meloni: «Mi chiedo se tutti i cittadini rappresentati da Gualtieri, Sala, Nardella o da altri sindaci e presidenti di Regione condividano l'appello - ha detto la leader di Fdi - perché un governo e un Parlamento distanti ormai anni luce dall'Italia reale vadano avanti imperterriti, condannando questa Nazione all'immobilismo solo per garantire lo stipendio dei parlamentari e la sinistra al governo». Intanto, con una nota congiunta, i governatori di Fdi Marco Marsilio (Abruzzo), Francesco Acquaroli (Marche) e Nello Musumeci (Sicilia) hanno fatto sapere di considerare l'appello dei sindaci «una forzatura istituzionale». E il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu, ha detto un secco «no» perché la mobilitazione «sottende chiaramente al contrario una precisa volontà politica di parte».

Nonostante le adesioni eccellenti di Brugnaro e Bucci, insomma, l'appello nel centrodestra ha riscosso poche altre adesioni. Soprattutto civici o centristi, il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli - criticato dal coordinamento provinciale di Fdi - quello di Vercelli Andrea Corsaro e non molti altri. Anche nella Lega l'iniziativa non ha trovato sponde. Il sindaco di Udine, Pietro Fontanini ha spiegato di «non aver firmato perché «si tratta di un'iniziativa dei sindaci di sinistra o di liste civiche». Fredda pure Forza Italia.

I governatori azzurri Roberto Occhiuto (Calabria), Vito Bardi (Basilicata) e Alberto Cirio (Piemonte), con il collega molisano Donato Toma hanno fatto sapere di non essere intenzionati a firmare, per non «strumentalizzare le istituzioni», pur essendo «in piena sintonia con la linea del partito», ovvero «pronti a rinnovare il loro sostegno al premier che può andare avanti senza i cinque stelle contiani».

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