Le misure devono essere bipartisan

Ora che conosciamo, per sommi capi, le soglie epidemiche e sanitarie in base alle quali il governo impone le chiusure alle regioni, non resta che domandarci quali siano le soglie politiche ed economiche

Le misure devono essere bipartisan

Ora che conosciamo, per sommi capi, le soglie epidemiche e sanitarie in base alle quali il governo impone le chiusure alle regioni, non resta che domandarci quali siano le soglie politiche ed economiche in base alle quali il precipitare di una tragedia nazionale senza precedenti imporrà al governo un'apertura strategica alle opposizioni, oltre che alle forze economiche e sociali del Paese. Conte, Speranza e compagni hanno capito con grave ritardo la gravità della situazione pandemica e, pur se malamente, ora hanno inteso porvi rimedio. Siamo certi che, con ritardo non meno esecrabile, a breve capiranno anche che da soli non possono pensare di vincere una guerra di portata globale combattuta su due fronti, sanitario ed economico.

Era chiaro sin dai primi giorni della pandemia: problemi troppo grandi, governo troppo debole, maggioranza troppo fragile per potersi ritenere autosufficiente.

Se Giuseppe Conte avesse cultura politica e sensibilità istituzionale avrebbe trovato già allora il modo di condividere con l'intero Parlamento le misure necessarie al Paese nel momento fatale. Mancando, evidentemente, dei due requisiti indispensabili all'uomo di Stato, si è affidato essenzialmente alla comunicazione. Non ha funzionato. Conte dovrà perciò passare dal trionfalismo al realismo, dal «siamo un modello» a «la situazione è fuori controllo». Per rendere immediatamente operative le decisioni sanitarie e per spendere i miliardi del Recovery Fund servono idee chiare, riforme profonde, interventi tempestivi. Servono, soprattutto, un taglio radicale alla burocrazia e una profonda deregolamentazione senza la quale ogni decisione politica è destinata a rimanere in buona parte inattuata. Basti pensare che dei 38 decreti attuativi necessari a concretizzare il dl Semplificazioni varato lo scorso 16 luglio, ad oggi ne è stato adottato solo uno. Non si tratta di aprire le porte del governo alle opposizioni. Si tratta di far funzionare il Parlamento e la macchina pubblica con spirito e rigore bipartisan.

È corretto riconoscere che la strada giusta l'ha indicata il professor Mario Monti: fare delle commissioni parlamentari, e in modo particolare della Affari costituzionali e della Sanità, il luogo in cui si condividono le misure necessarie per il presente e per il futuro dell'Italia. Fino ad oggi, il presidente del Consiglio se n'è ben guardato.

È probabile che l'inesorabile incalzare della logica politica e il precipitare della situazione economica lo obbligheranno a mutare registro. Dobbiamo solo attendere, speriamo poco, di capire oltre quale soglia scatterà in lui il campanello d'allarme. Un allarme nazionale.

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