Le pmi rischiano di perdere 730 milioni di fatturato Ma per le assicurazioni aumentano le opportunità

Roma. Saranno soprattutto le piccole e medie imprese a pagare il costo della Brexit. Secondo Confcooperative, la perdita di export per le pmi è stimabile in 727 milioni di euro, con ricadute più pesanti per il settore dell'agroalimentare. Di questi, «circa 600 milioni di euro - si legge sul quotidiano online della confederazione Italia Cooperativa - deriverebbero dalla cooperazione per la quale la Gran Bretagna rappresenta una piazza strategica, seconda solo alla Germania». In particolare, la Brexit è molto negativa per i comparti come ortofrutta fresca e trasformata (200 milioni di euro), vino (185 milioni), latte e formaggi (80 milioni) e salumi e carni fresche (oltre 70 milioni), che per Alleanza delle Cooperative agroalimentari vale l'8,5% del totale export. Insomma, sarebbe la parte trainante del made in Italy a soffrire le ricadute delle scelte britanniche: il chief economist di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice, ha infatti stimato in 3 miliardi al massimo il calo delle esportazioni italiane in Gran Bretagna.

L'uscita di Londra dal mercato comune, tuttavia, potrebbe tradursi in un'opportunità soprattutto per il nostro settore finanziario. Le norme europee consentono a imprese e consumatori di rivolgersi alle istituzioni di un altro Stato membro se i servizi offerti nel proprio Paese non sono convenienti.

I colossi assicurativi britannici, fin quando avranno sede in Gran Bretagnam, sarebbero pertanto esclusi dal mercato e questo, osserva Anra (l'associazione dei risk manager) potrebbe tradursi in un vantaggio per le nostre compagnie.

GDeF

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