Pnrr, ecco che cosa dirà Fitto. I ritardi del governo Draghi

Oggi il ministro ribadirà che serve correggere la rotta. Accolte le richieste Ue sugli stadi di Firenze e Venezia

Pnrr, ecco che cosa dirà Fitto. I ritardi del governo Draghi

Il dossier caldissimo del Pnrr arriva in Senato. Oggi in Aula interviene il ministro per gli Affari europei e Pnrr, Raffaele Fitto, con un'informativa urgente sul Piano e sul «sistema di governance» che ha spostato la regia sulla gestione a Palazzo Chigi. Diversi i nodi su cui risponderà il ministro, dalle accuse dei ritardi alle complicazioni nell'interlocuzione con la Commissione europea che non ha ancora sbloccato il pagamento della terza rata da 19 miliardi di euro per i 55 obiettivi del secondo semestre 2022. Sul punto Fitto ribadirà la linea del governo, già espressa dalla premier Meloni, che respinge le accuse e le circoscrive all'eredità lasciata governo precedente. «Lo abbiamo ereditato dai precedenti governi e il tentativo di mettere sulle spalle del mio esecutivo il peso di scelte sbagliate e ritardi ha il flato corto. C'è bisogno di una correzione di rotta: servono determinazione e calma, velocità e ponderazione. Ci impegneremo al massimo per gli italiani», aveva detto Meloni nei giorni scorsi. Fitto alle opposizioni ricorderà che le contestazioni di Bruxelles che hanno congelato l'erogazione della terza rata si riferiscono proprio a obiettivi che sembravano già acquisiti nel passaggio di consegne tra i due esecutivi alla fine di ottobre. I punti critici sono quelli sugli stadi di Firenze e di Venezia, sul teleriscaldamento e sulle concessioni portuali, tutti progetti che, si fa notare, risalgono agli ultimi mesi del governo Draghi. E su questi, chiarirà Fitto, verranno accolte le richieste della Commissione: entro il 30 aprile saranno inviati gli atti contenenti l'esclusione dei progetti degli stadi di Firenze e Venezia e le modifiche alle regole sulle concessioni portuali, tra cui la durata e il ruolo dell'Autorità dei trasporti sulle gare, su cui Bruxelles aveva sollevato rilievi. Ma è lo scorporo dei due progetti per gli stadi - per i quali si sta ragionando su un finanziamento con fondi nazionali - quello che dovrebbe permettere all'Italia di vedersi accendere la luce verde sulla tranche dei 19 miliardi. Il verdetto Ue potrebbe arrivare nella prima metà di maggio. Ma l'esito della valutazione supplementare in corso a Bruxelles dipenderà dalla verifica di «tutte le tappe e gli obiettivi pertinenti legati a una specifica richiesta di pagamento», sono le uniche parole che trapelano dalla Commissione.

Chiusa la terza rata si apre, anzi è già aperta, la partita sul resto. E cioè sulla effettiva capacità di spesa dell'Italia rispetto a un piano «ereditato» in altre condizioni economiche e che il governo sta modificando per non sprecare le risorse. Oltre a una necessaria rimodulazione dei costi per l'inflazione, Fitto sta individuando un elenco di opere che «sicuramente» non potranno essere realizzate entro il 2026, anno di scadenza del Pnrr. Si valuta lo spostamento di alcune sul capitolo dei fondi di Coesione, che hanno una dead line più lunga per la messa a terra dei progetti, cioè il 2029. Siamo in piena corsa contro il tempo per inviare le proposte di modifica a Bruxelles entro il 30 aprile. Alcune perplessità ci sono, per esempio, sulla fattibilità di progetti di trasporto pubblico entro i tempi previsti dal Pnrr.

Si ragiona sul rischio di non riuscire a completare in tempo l'affidamento di progetti come il potenziamento della linea Roma-Pescara e della linea Orte-Falconara. Ma il vice premier Antonio Tajani ha ribadito che «la linea del governo è chiarissima: i fondi vanno spesi. Non c'è nessun dibattito. Poi è ovvio che ognuno può avere la sua opinione individuale».

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