Quell'attuale visione di Tatarella

di Francesco Giubilei

Definirsi di destra in Italia fino ai primi anni Novanta, a cinquant'anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, significava essere emarginati in ambito lavorativo e sociale poiché, nell'immaginario collettivo, destra e fascismo rappresentavano due sinonimi. Nonostante importanti iniziative culturali di sdoganamento della destra dagli anni Settanta in poi, il Movimento Sociale Italiano veniva considerato dall'opinione pubblica una forza politica post-fascista senza riuscire ad attrarre il voto dell'elettorato moderato che, pur riconoscendosi nei valori della destra, preferiva indirizzare il proprio consenso alla Dc nonostante non approvasse del tutto le politiche democristiane.

Si deve a Pinuccio Tatarella - fautore del centrodestra che ha governato per quasi un ventennio in Italia - l'intuizione di andare oltre l'esperienza del Msi per dar vita ad Alleanza Nazionale, un partito che fosse alleabile superando l'atavico isolamento che il Msi aveva scontato durante la Prima Repubblica a causa dell'accostamento con il fascismo che aveva impedito un'alleanza di governo con la Dc. Non a caso l'unica esperienza di collaborazione tra i due partiti nel 1960 con il governo Tambroni finì nel peggiore dei modi con proteste in tutta Italia e con i fatti di Genova caratterizzati da violente manifestazioni a causa della volontà del Msi di indire un congresso nella città ligure. Tatarella, da politico visionario quale era, comprese la necessità di una grande alleanza per far sì che la destra potesse raggiungere per la prima volta il governo nella storia repubblicana. La sua capacità di mediare tra le posizioni, talvolta molto distanti, di Forza Italia, An e Lega durante il primo governo Berlusconi in cui ricoprì il ruolo di vicepresidente del Consiglio insieme a Roberto Maroni trovando un punto di accordo, gli valse il soprannome di «Ministro dell'armonia» con cui è ricordato ancora oggi.

In un contesto politico come quello contemporaneo caratterizzato da una politica fatta di immediatezza, molto spesso mancanza di riflessione e prospettive, più concentrata sul domani e sull'imminente scadenza elettorale piuttosto che su una progettualità a lungo termine, si sente la mancanza di una figura come Pinuccio Tatarella. Anche nel momento in cui raggiunse posizioni apicali nelle istituzioni, non dimenticò il rapporto con il popolo e con il territorio, in particolare con la sua Puglia, non per un mero calcolo politico o per l'opportunismo che caratterizza l'odierna politica, ma per un sentimento di vicinanza alle esigenze e necessità dei cittadini lasciando un vivo ricordo di sé testimoniato dalla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella all'evento di commemorazione alla Camera per i vent'anni dalla sua scomparsa.

Tatarella, formatosi leggendo i libri di Giuseppe Prezzolini, è stato uno dei pochi politici italiani, se non l'unico, a comprendere la necessità di un grande partito conservatore nel nostro paese dando vita ad Alleanza Nazionale, dopo di lui la destra italiana ha progressivamente abbandonato le istanze che

caratterizzano il conservatorismo con le conseguenze che tutti conosciamo, oggi i tempi sono maturi per una rinascita politica e culturale partendo proprio dalla sua lezione umana a politica.

*Presidente Fondazione Tatarella

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica