Rapporti con le cosche

CatanzaroAlla fine è riuscito nel suo intento. L'ex gip del tribunale di Palmi Giancarlo Giusti si è suicidato nella notte tra sabato e domenica nella sua casa di Montepaone Lido paesino alle porte di Catanzaro.

L'ex magistrato, sospeso dal Csm, era agli arresti domiciliari dopo essere stato coinvolto in due inchieste giudiziarie, una della Dda di Milano guidata da Ilda Boccassini, ed una dalla Dda di Catanzaro. Giusti che aveva 48 anni, viveva a Montepaone dopo che si era separato dalla moglie. L'allarme è stato dato dai familiari che ieri mattina si sono recati nella casa al mare, dove lo hanno rinvenuto penzoloni ad una trave.

Giancarlo Giusti, era stato arrestato due volte, per i suoi presunti rapporti con esponenti della 'ndrangheta, il primo arresto era scattato per corruzione aggravata dalle finalità mafiose il 28 marzo 2012 nell'ambito di una inchiesta della Dda di Milano sulla presunta cosca dei Valle-Lampada e, in particolare, in un filone relativo alla cosiddetta «zona grigia». Per questa inchiesta era stato condannato in via definitiva a quattro anni di carcere.

Il secondo arresto di Giancarlo Giusti, è stato eseguito nel febbraio dello scorso anno in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip distrettuale di Catanzaro su richiesta della Dda. L'accusa quella volta era di avere ricevuto 120mila euro per favorire, nella qualità di giudice del tribunale del Riesame di Reggio Calabria, la scarcerazione di tre elementi di spicco della cosca Bellocco della 'ndrangheta.

Lo stesso Giusti aveva già tentato, dopo il primo arresto, il suicidio nel carcere di Opera a Milano. Quella volta era stato salvato dalla polizia penitenziaria.

Il perché l'ex magistrato era stato condotto ai domiciliari e vivesse da solo nonostante i suoi propositi suicidi non è dato a sapere, ma sicuramente la sua morte si porterà dietro tanti misteri. Nell'ultima intervista concessa a Klaus Davi aveva detto: «Sono rovinato, che senso ha vivere? In Calabria non è facile. Se ce la farò, bene, se no sarò uno fra i tanti che smetterà di soffrire».

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