Il Senato respinge la decadenza di Minzolini

Il Senato ha respinto la decadenza dell'ex direttore del Tg1. Lui: "Mi sento vittima di una vicenda kafkiana"

Il Senato respinge la decadenza di Minzolini

Il Senato ha deciso di respingere la decadenza da senatore di Augusto Minzolini, al contrario di quanto votato in Giunta per le Immunità.

Sono stati infatti 137 i voti a favore della mozione presentata da Giacomo Caliendo (Fi) e che chiedeva di respingere il parere dell'organo parlamentare guidato da Dario Stefano. Contrari invece in 94, 20 gli astenuti.

L'ex direttore del Tg1 è stato condannato per peculato in via definitiva per l'utilizzo improprio delle carte di credito aziendali. "Qualunque sia l'esito del voto un attimo dopo rassegnerò le dimissione da senatore", aveva detto Minzolini prima del voto, "Mi sento vittima di una vicenda kafkiana. Questo è un caso che io considero, con tutto il rispetto che posso avere per la magistratura, una grande ingiustizia. Da parte mia, questa responsabilità me la sono assunta in toto: sono arrivato fino ad oggi, fino all'ultima tappa di questo calvario. Sono pronto a bere la cicuta. La storia dell'umanità, in fondo, è un lungo elenco di ingiustizie".

Inevitabili le polemiche, dal momento che a rigettare il parere della Giunta sono stati anche 19 senatori Pd. Il gruppo aveva infatti lasciato libertà di coscienza al momento del voto.

A salire sulle barricate sono i parlamentari del M5S che mettono in correlazione il voto di oggi con quello sulla sfiducia al ministro Luca Lotti e insinuano l'inciucio. "Oggi in Senato è successa una cosa gravissima: si è disvelato il patto tra Pd e Forza Italia", ha accusato in conferenza stampa la senatrice grillina Michela Montevecchi.

"Salvando Minzolini, Pd e Forza Italia hanno di fatto strappato la legge Severino, che non esiste più nonostante l'avessero votata loro", ha aggiunto Luigi Di Maio, "Al Pd dico: fate prima ad aprire le patrie galere". Poi sul blog di Grillo attacca: "È un atto eversivo contro le istituzioni della Repubblica", scrive, "Un partito, il Pd, sancisce che la legge non è uguale per tutti.

Inutile che vi lamentiate delle manifestazioni forti fuori dal Parlamento se qui dentro fate cose di questo genere, atti eversivi. Oggi la legge Severino non c'è più. Mandateci alle urne perchè nonostante questo schifo crediamo ancora nella possibilità di cambiare le cose con il voto democratico".

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