Stretta di Bruxelles: violare le sanzioni sarà un reato Ue. Ma Zelensky attacca. "L'Occidente è diviso"

L'accordo europeo sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia ancora non è pronto e si sono raffreddate anche le aspettative su un'imminente intesa nutrite dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen

Stretta di Bruxelles: violare le sanzioni sarà un reato Ue. Ma Zelensky attacca. "L'Occidente è diviso"

L'accordo europeo sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia ancora non è pronto e si sono raffreddate anche le aspettative su un'imminente intesa nutrite dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Ma l'Europa sta cercando altre vie, oltre all'embargo sul petrolio, per mettere all'angolo Mosca, rendendo la violazione delle sanzioni un crimine europeo e introducendo regole più severe sul recupero e la confisca dei beni, che si applicherà anche, ma non solo, alla violazione delle misure restrittive. I beni degli oligarchi, in pratica, potranno essere confiscati solo se collegati a reati europei o, quando verrà approvata la modifica, nel caso in cui i proventi derivino dal mancato rispetto delle sanzioni.

«Oggi adottiamo ulteriori misure per mantenere alta la pressione su Putin e sui suoi compari. Chi viola le sanzioni deve essere assicurato alla giustizia», twitta la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. L'obiettivo è «non lasciare che gli oligarchi prosperino grazie alla macchina da guerra russa» e che i loro beni sequestrati siano «utilizzati per ricostruire l'Ucraina». Finora, gli Stati membri hanno segnalato beni congelati per un valore di 9,89 miliardi di euro e bloccato transazioni per un valore di 196 miliardi di euro. Con le due modifiche proposte dalla Commissione, che ora dovranno passare al vaglio dei vari Paesi, si punta a garantire che i beni di persone ed enti che violano le misure restrittive possano essere effettivamente confiscati, perché finora la direttiva europea sulle confische è stata un flop. Trasformare le violazioni in reato Ue consentirà di stabilire uno standard di base comune in materia di reati e sanzioni penali in tutta l'Unione, semplificando le indagini e garantendo l'effettiva rintracciabilità e confisca dei proventi, «quando l'imputato non può giustificare l'origine legale della proprietà che non corrisponde al suo reddito ufficiale». Si prevede inoltre di estendere il mandato degli uffici per il recupero dei beni, per rintracciare e identificare rapidamente quelli di chi è soggetto a misure restrittive dell'Ue. I poteri si applicheranno anche ai beni criminali, compreso il loro congelamento urgente quando vi è il rischio che possano scomparire. Con la nuova direttiva, inoltre, gli Stati potranno considerare la possibilità di addebitare al beneficiario effettivo i costi di gestione dei beni congelati in relazione ad accuse penali.

Il sesto pacchetto di sanzioni, però, non riesce a vedere la luce perché non tutti i Paesi d'accordo, in particolare l'Ungheria. Tanto che nel suo secondo intervento al World Economic Forum di Davos, il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato la mancanza di «unità» tra i Paesi occidentali di fronte alla guerra. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, è fiducioso invece che la questione del divieto di importazione del petrolio russo sarà risolta prima del Consiglio europeo della prossima settimana: «Chiederà molto dialogo e tanti sforzi e stiamo lavorando duro per restare uniti e prendere decisioni che blocchino la macchina da guerra russa e che mettano pressioni sul Cremlino per porre fine al conflitto». Seppure la Germania sia a favore dell'approvazione, fonti di Berlino dicono che «al momento non è prevista una discussione sul sesto pacchetto» in vista del Consiglio. Ma il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, vorrebbe accelerare: «Io penso che l'Ue debba approvare il sesto pacchetto per bloccare l'import di petrolio il prima possibile».

La presidente della Bce, Christine Lagarde, è convinta che «l'Europa abbia un potere formidabile se fa gioco di squadra». Lo ha detto a Davos, promuovendo una politica degli acquisti comuni su gas, petrolio e minerali. «Sarebbe un'azione concertata formidabile», sostiene. Anche su questo fronte sono in arrivo novità.

Dal primo giugno comincerà a lavorare la task force della Commissione europea per garantire l'approvvigionamento energetico dell'Ue attraverso l'acquisto comune volontario di gas, Gnl e idrogeno. Il gruppo sarà supervisionato dalla commissaria all'Energia, Kadri Simson, e lavorerà per aggregare i Paesi interessati agli acquisti in comune, oltre che per coordinare la capacità e i negoziati con i fornitori.

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