Willy, la famiglia attende due ergastoli

Oggi sentenza della Corte d'Assise di Frosinone. Alla sbarra i due fratelli Bianchi

Willy, la famiglia attende due ergastoli

Cinquanta secondi di botte. A quasi due anni dall'assassinio di Willy Monteiro Duarte, 21 anni, oggi la sentenza della Corte d'Assise di Frosinone. Alla sbarra i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli, accusati di omicidio volontario. Per i primi il pm ha chiesto l'ergastolo, per gli altri due 24 anni di carcere.

Il papà e la mamma di Willy, il ragazzo sempre sorridente che aiutava tutti, sono tranquilli. «Attendiamo con serenità questa sentenza così come abbiamo affrontato l'intero processo - spiega l'avvocato Domenico Marzi, legale della famiglia - Gli elementi raccolti su questa tragica vicenda sono univoci». Un drammatico pestaggio davanti a un pub di Colleferro, dettato da un «impulso violento» sottolinea il pm nella requisitoria, messo in atto da mani esperte. Come quelle di due campioni di Mma, un mix di arti marziali. Quella dei fratelli Bianchi, spacciatori e picchiatori di professione, viene ricostruita in aula come una «azione del tutto spropositata e aggressiva con esiti letali» scrivono i pm di Velletri. Per l'accusa «è evidente come non vi fosse alcun elemento per giustificare una condotta di quel tipo, messa in atto utilizzando una banale discussione».

I fratelli Bianchi danno sfogo al loro impulso violento «approcciandosi alla folla - scrivono i pm - con il solo intento di ledere e non recedendo dal proprio proposito criminoso nonostante i tentativi di alcuni di spiegare come non vi fosse necessità di adoperare violenza». Insomma, un delitto assurdo senza movente.

Una rissa banale fra ragazzi cominciata in birreria, complice qualche bicchiere di troppo, e finita in tragedia per il giovane di origini capoverdiane di Paliano. È la notte del 6 settembre 2020. Un gruppo di ragazzi di Artena incontra nel locale due amici, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli. Con loro i fratelli Bianchi, famigerati per risse e prepotenze. Marco e Gabriele, però, escono con Vittorio Tondinelli e si appartano in uno spiazzo vicino al cimitero con tre giovani mai identificate. Arriva una telefonata, è Michele Cerquozzi, un altro del branco: «Stiamo litigando, loro sono il doppio, correte». È Pincarelli, ubriaco, a scatenare la lite facendo pesanti apprezzamenti a tre ragazze di Colleferro. Interviene il fidanzato di una di loro, Alessandro Rosati, assieme a Federico Zurma, compagno di scuola di Willy. Belleggia, nonostante un avambraccio ingessato, spinge giù per le scale del Due di Picche Zurma. La reazione del gruppo di Colleferro non si fa attendere e Cerquozzi chiama i Bianchi. Willy vede Federico in difficoltà, cerca di far da paciere. Torna il Suv con le belve: i due Bianchi e Tondinelli che rimarrebbe alla guida.

I fratelli si scagliano sul primo che capita, Willy, vicino a Belleggia e Pincarelli. Il primo colpo allo stomaco è di Gabriele Bianchi («quello alto» metterà a verbale Faiza Rouissi).

Le versioni coincidono: a colpire Willy sono almeno in quattro, i Bianchi, Pincarelli e Belleggia. Sul quinto uomo è mistero. «Saltavano sul corpo di Willy steso a terra inerme» mettono a verbale i testimoni. I criminali fuggono ad Artena dove verranno fermati poco dopo dai carabinieri.

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