Prodi vuole incendiare la piazza su Finanziaria e proporzionale

Il leader dell’Unione annuncia per domenica una manifestazione «per difendere le regole della democrazia». Bertinotti esulta: bisogna votare subito

Roberto Scafuri

da Roma

Arriva in Sicilia con il tramonto il Tir giallo del Professore, ma Romano Prodi è uno e trino. Quello che doveva dire, lo dice già di buon mattino a Palermo, in attesa che il suo mezzo di locomozione attraversi in serata lo Stretto per raggiungere Siracusa. Il Prodi palermitano è un bulldozer più che un Tir. Attacca a tutto campo il governo - dalla Finanziaria alla Bossi-Fini sull’immigrazione, dai condoni alla legge Biagi, alle leggi «ad personam» che «vanno abolite, non ci piove» - e si capisce che queste primarie dell’Unione sono già campagna elettorale per le Politiche. D’altronde sono in molti, nel centrosinistra, a premere per una spallata definitiva e sulla legge elettorale si costruisce la linea Maginot.
La mobilitazione in Parlamento continuerà a essere durissima, «ma l’ostruzionismo non basterà», spiega il comunista Armando Cossutta. Anche se verranno usati «tutti i mezzi che il regolamento parlamentare ci consente» (Violante, ds) o anche se c’è chi è pronto «a bloccare il Parlamento rafforzando l’ostruzionismo al di fuori dei limiti regolamentari» (Cento, Verdi), la vera sfida è in piazza. Allora, tutti in piazza. Lo annuncia Prodi: «Sabato prossimo ci sarà una grande manifestazione a Roma contro la legge elettorale che vuole scardinare le regole della democrazia italiana, e contro la Finanziaria, che è soprattutto rivolta a danno degli enti locali e del sistema sanitario».
Una manifestazione, dice il Professore, «per la protezione dei più deboli e per le regole della democrazia». In serata Prodi viene a sapere che sabato ci sarà lo sciopero dei giornalisti televisivi, e il giorno di lotta viene spostato a domenica 9. Sabato o domenica che sia, la soddisfazione degli alleati è unanime: se per il comunista Diliberto la scelta della manifestazione è «sacrosanta», per il moderato Enrico Letta (dl) Prodi ha fatto bene a calare subito l’asso della manifestazione perché «le elezioni politiche si vincono in questo mese con la capacità di smontare tutti gli slogan del centrodestra e informando i cittadini della realtà. Devono sapere che il governo invece di pensare ai problemi dello sviluppo e del carovita, si è concentrato nel mettere a punto una riforma delle regole elettorali cucita esattamente sulle esigenze dell’attuale maggioranza. Sanno che perderanno le elezioni e tentano di imbrigliare la maggioranza della prossima legislatura rendendo il successo dell’Unione più contenuto in termini di seggi».
Anche il rifondatore Fausto Bertinotti, uno dei primi a sollecitare una prova di forza, definisce la grande manifestazione di sabato una «risposta giusta e necessaria a una precipitazione politica da parte del governo». Legge elettorale «truffa» (come la definiscono tutti, a partire da Fassino) e Finanziaria «antisociale» sono perciò le due leve per scardinare una situazione «insopportabile». Bertinotti lo dice con chiarezza: la manifestazione di sabato «deve essere esplicitamente finalizzata all’obbiettivo della chiusura anticipata della legislatura e dell’avvio di un nuovo corso». La riforma elettorale proporzionale è «insopportabile» perché cerca di «contenere una sconfitta annunciata», come spiega il socialista Villetti, ma anche perché farebbe tornare «al trasformismo» (Diliberto). Il prodiano Monaco prevede effetti disastrosi: «Una vera cuccagna per partitini e liste fai da te, un Parlamento preconfezionato su elenchi nominativi, nel quale i parlamentari diventerebbero solo gli yes men docili ai capi e ai capetti». Di elezioni anticipate parla persino Clemente Mastella: «Se non passa la legge elettorale bisogna andarci subito...». Ma sa essere realista, Mastella: «Credo però che la legge si farà... In questo caso ci saranno problemi per il centrosinistra: Prodi con quale partito si candiderà?».
È anche per questo che il Professore non rinuncerà mai alla sua unica, forte legittimazione. «Primarie a ogni costo, nonostante il proporzionale - spiega il Professore -, per tre motivi: dare voce alla gente; recuperare attivisti consapevoli che non abbiamo soldi o tv per la campagna elettorale e che serve quindi l’aiuto della gente; per opporci alla Finanziaria che punisce la gente più modesta».

Durissimo sulla Finanziaria, Prodi la definisce «infame e selettiva», in quanto «non casualmente» riduce i fondi a sanità ed enti locali, «cioè voci che sono gestite da noi» e così «pagano cara l’adesione al centrosinistra».

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