Quando Monti prometteva: "Pubblicheremo i patrimoni della squadra di governo"

Il premier ha promesso la pubblicazione dei patrimoni di ministri e sottosegretari. La lista non c'è ancora e i casi Griffi e Malinconico non sono trasparenti. Guarda il video

Quando Monti prometteva: "Pubblicheremo i patrimoni della squadra di governo"

Quando si tratta di predicare trasparenza sono tutti fuoriclasse. Al momento di applicarla invece vanno fuori pista. Nella conferenza stampa di insediamento a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Mario Monti aveva ostentato trasparenza cristallina. Aveva rigettato ogni accusa di conflitti di interesse all'interno della sua compagine di governo e promesso la pubblicazione dei patrimoni di ministri, viceministri e sottosegretari.

Poi nella conferenza stampa del 4 dicembre aveva ribadito il concetto, assicurando che "per quanto riguarda i membri del governo abbiamo prima di tutto stabilito di adottare un criterio di trasparenza a livello della migliore pratica internazionale e abbiamo deciso di ispirare le nostre dichiarazioni patrimoniali al principio di non dichiarare semplicemnte ciò che la modulistica attuale richiede alle cariche pubbliche, cioè determinati cespiti patrimonimali, ma di dichiarare per intero i patrimoni, perché non vediamo la ragione per la quale possessi di obbligazioni o titoli di stato o fondi comuni di investimento debbano come oggi essere esentati da una dichiarazione patrimoniale".

A distanza due mesi, le promesse non sono state mantenute. La pubblicazione dei patrimoni non è ancora stata fatta. E i casi di Patroni Griffi e Carlo Malinconico offuscano i propositi di trasparenza dell'esecutivo. Il primo, oltre a incassare il doppio stipendio (è titolare della Funzione pubblica e presidente di sezione del consiglio di stato, in aspettativa da una vita) e ad aver pagato 177.754 euro nel 2008 per 109 metri catastali al primo piano di uno stabile con spettacolare vista sul Colosseo, in tema di trasparenza raggiunge persino il paradosso. Perché se quando era consulente aveva online il suo compenso, da quando è ministro ha pensato bene di eliminarne ogni traccia.

Il secondo invece è andato in vacanza in un hotel a cinque stelle del’Argentario. Costo: 9800 euro. Una vacanza pagata a sua insaputa, come lui stesso ha dichiarato: "Volevo pagare, ma qualcuno l’aveva già fatto e quando mi sono rivolto al direttore per sapere chi fosse, mi ha risposto che non poteva dirlo per rispetto della privacy". Giustificazioni che vanno a sbattere con le contraddizioni nelle sue dichiarazioni.

Il benefattore del sottosegretario fu l’imprenditore Francesco de Vito Piscicelli, come lui stesso ha raccontato al Fatto quotidiano. Piscicelli è uno degli amici di Balducci e della solita cricca.

Sia in un caso che nell'altro ci sono impressionanti analogie con la vicenda Scajola (la casa davanti al Colosseo e i conti pagati "a sua insaputa"), ma c'è anche una differenza esiziale: Scajola si dimise, Malinconico sembra non abbia intenzione di farlo.

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