Il buon 2022 della radio: più pubblicità anche rispetto al pre Covid

Nonostante le voci di crisi, la radio ha chiuso il 2022 con una crescita dell'1,7% della raccolta pubblicitaria sui dodici mesi

Il buon 2022 della radio: più pubblicità anche rispetto al pre Covid

Nonostante le voci di crisi, la radio ha chiuso il 2022 con una crescita dell'1,7% della raccolta pubblicitaria sui dodici mesi. Lo confermano i dati dell'Osservatorio Fcp-Assoradio rilevati dalla società Reply. A dicembre la crescita è stata del 2% a fronte di un novembre (tradizionalmente) negativo con un -8% . Prima di analizzare i dati c'è da segnalare il rinnovo alla presidenza di Fausto Amorese con i consiglieri Giampaolo Tagliavia (Rai, nella foto), Monica Gallerini (Rtl) e Claudio Noziglia (Prs).

Insomma l'anno che si è chiuso ha portato una boccata d'ossigeno che non è casuale. Nel suo complesso la radio ha assorbito la «botta» del web sviluppando gli anticorpi sia generazionali che tecnologici per affrontare il più colossale rinnovamento della propria storia.

E anche il dettaglio di questa nuova ricerca offre spunti positivi di riflessione. Sono cresciuti sia gli inserzionisti nel media radiofonico (+9%), sia il numero delle campagne promozionali (+7%). Queste le parole del presidente: «Le analisi merceologiche evidenziano un dato particolarmente significativo. Dei 24 settori merceologici che monitoriamo, ben 17 hanno chiuso l'anno con un valore positivo, a testimonianza di un riscontro di consensi presso la clientela che si rivela certamente allargato ed eterogeneo».

Più precisamente, sono andati particolarmente bene i settori di Distribuzione, Abitazione, Turismo e Farmaceutici/Sanitari che risultano in crescita anche rispetto al 2019 ossia prima della pandemia.

Per capirci, la pubblicità ha reso di più non soltanto pensando agli anni del Covid ma pure rispetto a quando il Covid non c'era.

Un buon segnale che potrebbe anticipare un ulteriore miglioramento nel 2023. A condizione che la radio continui a essere competitiva e aggiornata e non ricada, come è stato in passato, in uno sterile manierismo conservatore.

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