La ripresa ci sarà ma deve essere preparata subito

Uno sprazzo di azzurro si è aperto nell’orizzonte dell’economia italiana. Secondo le stime del Centro Studi della Confindustria, l’economia italiana il prossimo anno dovrebbe avere una crescita del suo prodotto interno lordo, ossia il Pil, dell’1 per cento. Questa stima costituisce un notevole miglioramento rispetto alle precedenti valutazioni degli organismi internazionali che ci assegnavano una crescita dello 0,3 per cento soltanto.
La valutazione positiva della Confindustria deriva dai dati a disposizione per il terzo trimestre, luglio-agosto-settembre in cui vi è stato un rimbalzo della produzione industriale dell’1 per cento rispetto al trimestre precedente, mentre l’indice della produzione industriale in agosto aumentava del 7 per cento, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Occorre dire che secondo l’Ocse la produzione industriale dovrebbe seguitare nel recupero. Lo si desume dal suo superindice di previsione dell’andamento economico a sei mesi di distanza da quello in cui viene fatta la rilevazione. Tale indice in agosto per l’Italia ha avuto un forte aumento, ossia un +10 mentre nella media dei Paesi industriali era solo +0,5. Tale valutazione è stata fatta osservando la produzione corrente di beni che sono strumentali per gli altri beni. Infatti il super indice Ocse, è basato sul comportamento dei settori industriali manifatturieri che nella catena produttiva stanno «a monte» degli altri. Pertanto l’osservazione di ciò che accade in essi fa capire in anticipo che cosa verosimilmente accadrà «a valle». Il rimbalzo di questo super indice in agosto presenta un risultato che collima con le valutazioni positive della Confindustria per l’anno prossimo.
La Confindustria, per altro, mentre dà la buona notizia della previsione di una crescita del Pil dell’1 per cento nel 2010, però segnala che la produzione industriale è ancora debole. Bisogna infatti tenere presente che la produzione industriale secondo le stime ufficiali, prima del balzo in avanti di agosto registrava ancora una caduta del 24-25 per cento. Quindi il recupero in atto previsto è solo parziale, rispetto alla situazione di partenza.
Fortunatamente nell’economia contemporanea il Pil non è composto solo dalla produzione industriale in senso stretto. Essa è solo il 30 per cento dell’economia di mercato. Accanto ad essa, vi sono l’agricoltura, i servizi, le costruzioni e i trasporti. E a quanto risulta questi comparti economici tengono meglio della produzione industriale in senso stretto, in quanto la domanda interna di consumi ha una buona tenuta, dovuta al clima di fiducia di cui godono nell’opinione delle famiglie italiane sia la politica del governo e la sua politica economica sia il sistema delle banche e delle imprese in generale.
Infatti a settembre l’indice della fiducia dei consumatori italiani calcolato dall’Isae (che è l’istituto statale incaricato di effettuare le previsioni economiche ufficiali) è arrivato al livello di 113,6, il valore più elevato dal dicembre del 2006, l’ultimo mese normale prima della crisi.
Dunque la fiducia delle famiglie, nonostante le campagne disfattistiche in atto è tornata ai livelli pre crisi. E questo è un buon segno. Ma esso non deve servire per «dormire sugli allori». Infatti se il Pil quest’anno è caduto di un 4-5 per cento, il recupero di un 1% nel 2010 ci lascia ancora distanti dal livello del 2007. Il fatto che l’anno prossimo ci sia un recupero dell’1 per cento, anziché solo dello 0,3%, implica che le entrate potranno essere un po’ maggiori e le spese per ammortizzatori sociali un po’ minori, e crea uno spazio aggiuntivo per operare riduzioni di imposte sui costi delle imprese, mettendo mano alla riforma dell’Irap per poi abolirla, con la strategia su cui ho più volte intrattenuto il lettore.
Più in generale, serve un colpo d’ala, per potenziare la ripresa con nuove misure, come gran parte di quelle indicate da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che io ho già esaminato su questo giornale sotto forma di decalogo.

La previsione d’aumento dell’1 per cento del Pil l’anno prossimo è una buona nuova, e del resto non è ancora un dato di fatto. E, in ogni caso, per dare una risposta adeguata ai guai che la crisi internazionale, senza nostra colpa, ci ha provocato dobbiamo e possiamo avere una ripresa più robusta, che va preparata adesso.

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