Ruby, oltre 200 testimoni Ci sono anche la Canalis, George Clooney e Briatore

Prossima udienza il 2 dicembre. Ammesse le intercettazioni telefoniche, ma non i tabulati dei contatti tra Ostuni e Berlusconi. Ghedini: "I giudici hanno fretta"

Ruby, oltre 200 testimoni Ci sono anche la Canalis, George Clooney e Briatore

Il processo Ruby vedrà sfilare 214 testimoni in aula. Da George Clooney al calciatore Cristiano Ronaldo, chiamati - come ha spiegato Ghedini - perché "persone citate nelle dichiarazioni di un teste importante dell'accusa e noi li chiamiamo per provare" che quelle dichiarazioni non erano attendibili. Il riferimento va a quelle dichiarazioni di Ruby in cui sosteneva che in una serata ad Arcore fosse presente anche Clooney e che avesse trascorso una notte in un albergo con Ronaldo.

A deporre saranno chiamati i 136 testi indicati dalla procura e i 78 dalla difesa. Ci saranno pure Elisabetta Canalis, Aida Yespica e Belen Rodriguez e la conduttrice televisiva Barbara D’Urso, gli ex ministri Mara Carfagna e Franco Frattini, la Minetti, Lele Mora, Emilio Fede, i genitori di Karima El Mahroug in arte RubyRubacuori. Prossima udienza il 2 dicembre. Ci saranno pure l’ex questore di Milano Vincenzo Indolfi, il capo di gabinetto Pietro Ostuni e gli altri funzionari e agenti (anche Giorgia Iafrate) presenti negli uffici di via Fatebenefratelli nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi quando Ruby venne fermata per via di un furto.

E a proposito di Ostuni, i tabulati dei contatti tra il dirigente della questura e Silvio Berlusconi non entreranno nel processo Ruby. La procura di Milano doveva chiederne l'autorizzazione alla Camera dei deputati perché "doveva prefigurarsi la possibilità di captazione indiretta con la presidenza del consiglio". I giudici della quarta sezione penale del tribunale di Milano, davanti ai quali si sta celebrando il processo a carico di Silvio Berlusconi, imputato per concussione e prostituzione minorile, hanno accolto così la richiesta dei legali dell'ex premier.

Per l'avvocato dell'ex premier Niccolò Ghedini giudici della quinta sezione penale di Milano hanno "una grande fretta" di portare avanti il processo sul caso Ruby. Secondo il legale, infatti, il Tribunale avrebbe potuto "attendere per ragioni di economia processuale" la decisione della Consulta che il prossimo 7 febbraio dovrà esprimersi sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Parlamento contro i magistrati di Milano.

Sempre secondo Ghedini "sarà un problema per i pm non poter utilizzare i tabulati dei contatti tra Berlusconi e il funzionario di polizia Piero Ostuni per la mancata richiesta di autorizzazione alla Camera". "Noi siamo tranquilli, basta leggere quanto dichiarato da Ostuni a verbale per capire che la concussione non c’è", ha aggiunto Ghedini. Il difensore ha inoltre ribadito che  le intercettazioni, a dire della difesa, "erano tutte indirette e mirate ai danni del parlamentare Silvio Berlusconi".

Una tesi che non ha convinto i giudici che invece hanno ritenuto "utilizzabili" tutte le altre intercettazioni e gli altri tabulati acquisiti nel corso delle indagini, respingendo così le eccezioni della difesa.

Il tutto perché, anche le intercettazioni e i tabulati acquisiti erano stati disposti nel procedimento originariamente a carico di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti "per concatenazione dei fatti storici, unicità del contesto, e dal legame che unisce i vari soggetti".

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