Sabato il Pd farà festa La Bindi: "Brindiamo alle dimissioni del Cav"

Mentre il Paese paga le conseguenze di una pesante crisi economica, il Pd convoca l'assemblea nazionale. Rosy: "Festeggeremo la fine del governo Berlusconi"

Sabato il Pd farà festa La Bindi: "Brindiamo  alle dimissioni del Cav"

Cosa avrà da sorridere sempre Rosy Bindi, non si sa mica? Di questi tempi, poi. "All’assemblea nazionale del Partito democratico festeggeremo la fine del governo Berlusconi", annuncia la pasionaria del Pd. Come se fosse lei il nuovo presidente del Consiglio, come se il partito di via del Nazareno avesse sgominato il Pdl alle elezioni politiche incassando un tondo 35 per cento di preferenze, come se Pierluigi Bersani non dovesse tenere al guinzaglio i vari Nichi Vendola e Antonio Di Pietro che scalciano contro l'appoggio del Pd al governo Monti, come se i sentimenti dell'antipolitica indignata andassero a ingrassare il suo elettorato anziché quello dei grillini. Come se, appunto.

Eppure la Bindi festeggia. Ha proprio voglia di brindare. Appuntamento all'assemblea nazionale del partito. Tutti presenti.  "L'appuntamento di venerdì e sabato a Roma - ha ricordato la presidente del Pd - è il primo dalla caduta dell’ex premier". Solo un anno fa era tutto un affannarsi da una trasmissione all'altra per screditare il governo, appigliarsi a qualsiasi ombra di gossip per dimostrare che tutti mali (sociali, economici e politici) del Paese erano causati dal Cavaliere, tifare le procure di Milano, Bari e Napoli perché gli riuscisse quell'agognata spallata che all'opposizione non era riuscita nemmeno quando il presidente della Camera Gianfranco Fini aveva fatto fagotto e aveva lasciato via dell'Umiltà per fondare un partito futurista da pochi punti percentuali. Adesso è tutta un'altra storia. Il Partito democratico può tirare un sospiro di sollievo: il nemico di sempre si è dimesso e non c'è nemmeno una campagna elettorale da preparare. Non solo. Gli alti papaveri di via del Nazareno non devono più spremersi le meningi per buttare giù uno straccio di programma: gli basta fare da sponda al governo tecnico senza nemmeno metterci troppo la faccia.

A guardare bene qualche problemino, però, il Pd ce l'ha. Robetta. Il leader Idv Antonio Di Pietro, per citarne uno. Nonostante la foto di Vasto l'ex pm di Mani Pulite non è affatto allineato a Bersani. In parlamento fanno come se non si conoscessero: il Pd appoggia il governo dei tecnici, i dipietristi si oppongono per raccattare i mal di pancia degli elettori di centrosinistra. Anche la liaison con Vendola non va benissimo. Il fatto è che il governatore della Puglia, dopo l'exploit che l'ha portato a Milano per mettere il cappellino sulla vittoria di Giuliano Pisapia, è stato messo all'angolo. Così, tanto per buttarla in caciara, il leader del Sel ha minacciato Bersani di rompere il ménage à trois e di siglare un patto solo con Di Pietro. Una minaccia che ha smosso pure Massimo D'Alema dal letargo montiano. E i grillini? Tutt'altro capitolo. Con i seguaci del comico genovese che si preparano a sbarcare in parlamento andando a rosicchiare altri voti al Partito democratico. Mercedes Bresso ne ha esperienza. E i sindacati? Anche i rapporti con la segretaria della Cgil Susanna Camusso sono ai minimi storici: il Pd che apre alle riforme di Monti e compagnia, la Camusso che ordisce manifestazioni, scioperi e sit in. Viene il mal di testa a pensare a tutti questi fronti da ricucire prima delle prossime elezioni politiche. E, per fortuna, i fronti interni si sono calmati. La protesta dei "giovanotti" guidati dal sindaco di Firenze Matteo Renzi cova sotto coperta: prima o poi arriverà la resa dei conti e, quindi, la rottamazione di gran parte dei vertici democratici.

E in mezzo a tutto questo marasma la Bindi cosa fa? Festeggia. Un brindisi a Silvio che non è più alla presidenza del Consiglio. Altro? Macché! "Riaffermeremo il nostro senso di responsabilità nel sostengo al governo Monti", aggiunge la pasionaria affrttandosi, poi, a rassicurare gli elettori sul fatto che "il nostro partito non si esaurisce in questa fase, ma lavora al cambiamento e alla piena democrazia dell’alternanza in vista delle prossime elezioni". E, tanto per spararne una (in politichese da Prima Repubblica), tratteggia la strategia di un "Ulivo allargato alle forze moderate resta il nostro progetto".

"Chi non si assume oggi la responsbilità di questa fase - sentenzia la Bindi - non può pensare di rivendicare qualcosa quando si costruiranno le alleanze". Ma per le alleanze, i programmi e le primarie c'è ancora tempo. Adesso, in alto i calici. Bollicine per Rosy.

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