Scontro sul ramadan: «Torniamo in viale Jenner» Ma il prefetto dice no

Scontro sul ramadan: «Torniamo in viale Jenner» Ma il prefetto dice no

Si riparte da viale Jenner. Fa un passo avanti e uno indietro il caso-moschea. Ieri la comunità musulmana si è riunita a pregare al Palasharp. «Ci siamo trovati molto meglio che al Vigorelli». Ed erano di più: 700 circa, anche se il centro islamico assicura di aver contato 1700 fedeli. Molti meno, in ogni caso, di quei 4mila che nelle ultime settimane affollavano viale Jenner per il rito settimanale. Stavolta non hanno consentito l’ingresso ad alcun estraneo. Dentro, l’imam, dalla parte di via Sant’Elia si rivolgeva ai fedeli, sistemati sugli spalti e su una fila di tribune. Le donne dal lato opposto, di fianco al palco. Il sermone ha parlato del «viaggio notturno del profeta».
Questo viaggio, e lo scontro, sembravano tornare da dove erano partiti. Dopo il vertice di martedì scorso con prefetto e istituzioni, il presidente Abdel Hamid Shaari aveva parlato del centro islamico come sede della preghiera quotidiana della sera durante il mese di ramadan, che inizia a settembre. Ma le proteste dei cittadini e l’opposizione della Lega - l’assessore regionale Davide Boni ha incontrato giovedì sera i residenti - hanno fermato il «ritorno al passato». Ieri il prefetto ha escluso decisamente la possibilità di un ritorno in viale Jenner. Shaari ha preso tempo: «Quando incontrerò il dottor Lombardi, lunedì, gli dirò che sono 20 anni che per il ramadan preghiamo lì, e non ci pensiamo nemmeno a pregare per strada. Se vuole spostarci, ci dica lui dove dobbiamo andare». «Nessun ritorno in viale Jenner - ha avvertito Boni - lì non si pregherà più. Punto e basta, né durante il giorno né tanto meno durante la notte. Sarebbe una presa in giro enorme nei confronti dei residenti». Per il vicesindaco Riccardo De Corato il Palasharp resta disponibile anche per il radaman, ma Shaari lo esclude: troppo grande per 3-400 persone per un mese: «Ci costerebbe un occhio della testa. Serve un altro posto». Anche la proprietà frena: «Il vicesindaco è andato un po’ oltre», ha detto Divier Togni, presidente del gruppo, comunque rassicurato per l’andamento della giornata: «Hanno mantenuto le promesse, hanno pulito tutto, è stata una cosa ordinata».
Ma il palazzetto - per ora - copre solo cinque settimane. Oltre al ramadan, dunque, tornano in discussione anche tutti i venerdì di settembre, e l’ultimo di agosto. La proprietà del palazzetto non si vuole sbilanciare: «Ci siamo impegnati fino al 22 agosto - ha ricordato Togni - per il dopo dobbiamo vedere». Martedì incontrerà anche lui il prefetto, con una proposta in mano: una soluzione in zona. Non è un business, comunque, l’affitto ai musulmani: «Come per le altre religioni e associazioni senza scopo di lucro, il canone è mille euro». Per il 29 il veto c’è il veto del Pd: «Credo che non ci saranno problemi - aveva detto l’imprenditore - ma devono parlare con gli organizzatori della Festa democratica». Ieri uno dei responsabili tecnici della kermesse ha dato un’occhiata per rendersi conto dei possibili problemi di «sovrapposizione». Martedì Shaari avrà un incontro con il segretario milanese Ezio Casati.

Il partito non esclude un accordo per il 29 («possiamo sospendere per qualche ora i preparativi del concerto», sarebbe fino alle 14 e 30 a quanto pare), ma invece lo considera praticamente impossibile per settembre: «Verrebbero a pregare in un cantiere aperto. Ci sarebbero problemi di sicurezza - ha detto Casati - io parlo con tutti, ma il prefetto non mi ha telefonato. Certo non possono inibirci l’uso dello spazio, la considereremmo una restrizione della libertà politica».

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