Sgominata la «banda dei Tir»

La tecnica utilizzata era sempre la stessa: sequestravano l’autista e fuggivano con il mezzo carico

Fingevano un incidente o chiedevano un’informazione agli autisti dei Tir per farli fermare. Poi agivano in fretta, sequestrando il malcapitato di turno solamente per il tempo strettamente necessario a sottrarre la merce trasportata.
È finita male per una banda dedita a rapine agli autotreni. Gli agenti del comparto della Polizia stradale del Lazio hanno scritto la parola «fine» sull’attività criminale nella quale si era specializzata un’organizzazione composta da venti persone. Al vertice c’erano due commercianti romani, padre e figlio di 52 e 27 anni, sotto di loro come «sergenti» due cittadini marocchini eppoi la «manovalanza», composta da sedici nomadi provenienti dalla Romania e dalla Bosnia ma da tempo residenti negli accampamenti rom della capitale. Il bilancio dell’operazione «Pagoda» parla alla fine di tredici arresti e sette fermi. A seconda delle singole posizioni processuali i malviventi dovranno rispondere di sequestro di persona a scopo di rapina, furto e ricettazione.
Le indagini, coordinate dal pm Tiziana Cugini, sono partite all’inizio dell’anno quando ad un autotrasportatore straniero che guidava in zona Prenestina è stato portato tutto il carico presente nel tir. Ben presto gli investigatori si sono resi conto che tra gennaio e giugno di quest’anno sono state compiute tredici rapine, tutte fatte con la stessa tecnica, e che alla stessa mano si devono anche cinque furti di capi d’abbigliamento e tre di materiale elettronico, soprattutto computer, che sarebbero dovuti finire nello studio di un commercialista romano. La tecnica, affinata con il tempo, era sempre la stessa. Con un escamotage i malviventi riuscivano a convincere l’autista, di solito originario dell’Est europeo, a fermare il mezzo. Il poveretto veniva quindi trascinato fuori e, con percosse o minacce o addirittura sotto la minaccia di coltelli e pistole, veniva sequestrato e abbandonato finché il colpo non era concluso. A quel punto, dopo aver tagliato il telone e controllato il carico, i componenti della banda, residenti nei campi di via di Salone e Ponte Mammolo, si allontanavano con l’autoarticolato.
La merce, materiale di importazione cinese diretto ai grandi magazzini della capitale, veniva quindi portata in magazzini in uso all’organizzazione e da lì ripartiva diretta a commercianti del Lazio e della Campania. I colpi sono stati compiuti sulle vie Prenestina, Tiburtina e Casilina, proprio dove si trovano i depositi a cui erano destinati i carichi rapinati. I magazzini della banda, invece, sono stati individuati nei pressi di Tivoli e nei quartieri Casilino e Prenestino. I colpi fruttavano un giro d’affari accertato intorno ad un milione di euro e i nomadi ricevevano, per il «lavoro» effettuato, una percentuale sulla vendita. Nel corso delle 25 perquisizioni compiute in queste settimane, la Polstrada ha recuperato circa 800mila pezzi tutti «made in China» e ritrovato dieci Tir.


Ma questo potrebbe essere solamente l’inizio e il numero delle vittime potrebbe salire. «Non escludiamo - ha infatti dichiarato il vice questore aggiunto Daniele Caliano - che emergano nuovi ed interessanti elementi, poiché l’operazione è ancora in corso».

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