Shyam, favole metropolitane narrate con i colori dell’India

Luciana Baldrighi

Nato nel 1971 nel villaggio di Pathanghar, comunità Gond dell’India centrale, Bhajju Shyam, un artista originale che in questi giorni, fino al 21 gennaio, espone alla Galleria Areutopia di viale Sabotino 22 novanta tavole di varie dimensioni e dai colori sgargianti.
La mostra promossa dalla Provincia e da Arteutopia in collaborazione con Adelphi edizioni, ha per titolo «Bhajju Shyam - La Giungla in città». Il suo ingresso è libero e la chiusura è il lunedì. Le tele che compongono il percorso della mostra «Segni diversi - La Giungla in città» offrono una chiave di lettura insolita che l’uomo occidentale può interpretare come suggerimento a non trascurare il sogno e la natura. Lo spirito di Shyam è quello di non ridurre mai l’immaginazione, il gioco e la fantasia. L’illustrazione nelle culture orientali non separa mai la forma dalla realtà delle cose, anzi, la forma diventa il metodo per ritrovare nella realtà il senso della vita, la felicità dell’anima.
Solo in questo modo l’artista ha potuto trovare nelle icone della modernità di Londra frenetica e rumorosa, archetipo di tutte le metropoli, la giungla delle sue tradizioni dove le culture si incrociano e si riconoscono. Ne risulta un viaggio stupefacente, ricco di sentimento, intessuto naturalmente della tradizione indiana che trasforma la realtà in fiaba di tutti i giorni. Questo connubio di filosofia ha dato vita alla pubblicazione da parte di Adelphi della collana «I cavoli a merenda» che sta incontrando un crescente interesse di pubblico e di critica. Un entusiasmo senza pregiudizi nello sguardo incantato persino dei bambini. Dall’età di 16 anni Shyam si è trasferito a Bhopal, capitale dello stato del Madhya Pradesh, dove per qualche tempo ha lavorato nella bottega dello zio, Jangart Singh Shyam, il più noto artista Gond della sua generazione. Da 1998 Bhajju oltre ad avere partecipato a un’importante collettiva al Museo di Arti Decorative di Parigi, ha esposto nelle migliori gallerie europee e in Russia.
Con la tecnica tradizionale dell’etnia Gond su carta e tela è possibile realizzare con arguzia e talento disegni coloratissimi, icone e simboli che rappresentano una cultura che rischia di andare dispersa per sempre.

L’arte esposta in queste sale non ha nulla a che vedere con il realismo o l’utopia occidentale, piuttosto esprime significati e trae energia da linee fluttuanti, da intricati motivi geometrici e dai simboli che collegano gli esseri umani alla fabbrica del cosmo.

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