Shylock canta a ritmo di rock

Shylock canta a ritmo di rock

L’idea è quella di raccontare un’ossessione emblematica mettendo in scena un ricco (ambiguo e probabilmente criminoso) mercante di oggi e un regista ebreo disaffezionato al suo lavoro che progettano insieme di realizzare un allestimento de Il mercante di Venezia di Shakespeare dove la parola si presta volentieri ad accompagnare brani musicali inaspettatamente moderni. L’ossessione in oggetto si chiama Shylock e, celebre protagonista di questa straordinaria commedia romantica del Bardo, nello spettacolo firmato a quattro mani da Moni Ovadia e Roberto Andò (già artefici del fortunato Le storie del signor Keuner di Brecht), assurge a titolo di un lavoro davvero curioso, Shylock. Il Mercante di Venezia in prova, dove un certo pirandellismo va a braccetto con lo straniamento brechtiano (tanto più che molti aspetti dell’uno non sono poi così lontani da alcuni aspetti dell’altro) e dove, soprattutto, la parte del protagonista spetta a una figura eclettica e affascinante come Shel Shapiro, ex leader dei Rokers da anni impegnato come arrangiatore e produttore e di recente approdato in teatro con il recital Sarà una bella società.
Niente di strano dunque se, in questo spettacolo atteso all’Argentina per questa sera, interi brani shakespeariani assumeranno la forma di canzoni rock e niente di strano neppure se, all’interno di questo impianto metateatrale (siamo in un mattatoio o in un teatro, ma lo spazio è essenzialmente indefinito), verità e menzogna, denaro e sentimenti, giustizia e ingiustizia si (con)fonderanno fino a rendere l’ambivalente parabola dello strozzino ebreo che reclama il suo pegno (una libbra di carne umana) come vessillo contro le discriminazioni e le ingiustizie una sorta di strenua esaltazione del palcoscenico. Vi si esplora, cioè, la possibilità che esso sia ancora luogo privilegiato di denuncia, di lotta all’impostura e alla mercificazione imperanti. Viceversa, significherebbe sancirne l’inutilità e la morte. I temi in ballo, dunque, sono molti e tutti di pari rilevanza.

Mentre lo stile è quello consueto di Ovadia (autore di recente del saggio Il conto dell’Ultima Cena, Einaudi): un teatro in musica impegnato e intelligente che stavolta prende a pretesto Shylock (personaggio interpretato sulle scene mondiali da grandi attori e basti citare Alec Guiness o Dustin Hoffman) per scandagliare il senso, oggi come ieri, dell’identità: «In un deliquio febbrile che via via prende la forma di un puzzle - spiegano i due autori e registi - uno Shylock agonizzante, sorvegliato da un Cardinale, da un oscuro prelato e da un’infermiera, continua a balbettare, come in un ritornello ossessivo, il suo monologo più celebre: Se ci pungete, non sanguiniamo? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate, non moriamo?"
Repliche fino al 28 marzo. Informazioni: 06/684000311.

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