«Lo so per certo: il governo non farà la Tav»

Vincenzo Pricolo

da Milano

Si torna a parlare di Tav e l’Unione rischia di deragliare. È una dichiarazione di Paolo Cento, sottosegretario verde all’Economia, che accende le polemiche. Con l’opposizione che sottolinea le divisioni della maggioranza e chiede di sapere al più presto se nell’esecutivo prevarrà chi vuole realizzare il collegamento ferroviario ad alta velocità Torino-Lione oppure chi è contrario. E soprattutto con gli amministratori locali interessati, tutti del centrosinistra, che intervengono contro Cento con dichiarazioni al limite dell’insulto.
«La Tav in Val di Susa l'ha bloccata Berlusconi che ha dovuto prendere atto della protesta dei cittadini. Ma per quanto mi riguarda so per certo che l’alta velocità Torino-Lione non si farà nemmeno durante gli anni del governo di cui faccio parte». Così Cento a una trasmissione televisiva ieri mattina. E rivolgendosi all’intervistatore il sottosegretario all’Economia aggiunge: «Ci vediamo in tv tra cinque anni e vedremo ciò che è stato fatto. Ovvero, non sarà stato fatto un bel niente».
Per la Casa delle libertà è la conferma dei peggiori scenari evocati durante campagna elettorale: Romano Prodi sarà ostaggio della sinistra radicale che sa solo dire «no» e per questo potrà fare ben poco per la crescita economica del Paese. «Dopo un valzer indecoroso di dichiarazioni e smentite - dice Maurizo Lupi, responsabile Infrastrutture di Forza Italia - il sottosegretario Cento dice chiaramente che il governo non ha nessuna intenzione di costruire la Tav. Prodi e la sua variopinta compagine governativa assestano l'ennesimo colpo mortale allo sviluppo del Paese». Sulla stessa linea l’ex viceministro alle Infrastrutture Ugo Martinat (An): «È venuto fuori il vero volto di questo governo che promette e non mantiene».
Per l’ex governatore del Piemonte, il senatore azzurro Enzo Ghigo, «le dichiarazioni di Cento sulla Tav sono scandalose, ma ancora di più lo è il silenzio degli esponenti dell'Unione». Ghigo chiama in causa l’attuale presidente della Regione, la diessina Mercedes Bresso: «Se non ha la forza di portare Prodi sulle posizioni pro Tav abbia il coraggio di dimettersi, perché su quest’opera si gioca il futuro dell’economia piemontese».
In realtà la Bresso non si tira indietro, tanto che del sottosegretario all’Economia dice che «ha perso un’occasione per tacere». E ricorda l’ultima tappa della vicenda Tav. «Prodi è appena andato da Chirac per ribadire la priorità del collegamento ad alta velocità fra il Portogallo e l’Est Europa, che deve passare dall’Italia, sotto le Alpi». E dopo aver ricordato che il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, favorevole alla Tav, ha recentemente sottolineato la necessità di trovare la soluzione che abbia il minor impatto ambientale possibile, mette i paletti: «Ovviamente anche il ministro dell'Economia e il suo sottosegretario hanno diritto di dire la loro, ma sui costi».
Ancora più ruvido il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. «Credo che di fronte a questo ennesimo uovo fatto fuori dal cesto sia il ministro incaricato sia il presidente del Consiglio debbano far sentire la loro autorevole voce». «Non varrebbe neanche la pena - ironizza rincarando la dose il primo cittadino del capoluogo piemontese - di commentare le affermazioni di Cento, dal momento che il peso del sottosegretario nel governo è inversamente proporzionale al numero delle esternazioni a cui ci ha sottoposti».


Meno polemico, e anche meno preoccupato, il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta. «Per fortuna - commenta l’esponente della Margherita - conta più l'impegno del presidente del Consiglio Prodi, con i conseguenti accordi internazionali, che l'opinione personale di uno dei sottosegretari».

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