
Per Mario Occhiuto e la sua famiglia è il momento del dolore devastante, quello che si prova sopravvivendo a un figlio non ha bisogno di essere spiegato, è contronatura e mina la logica della vita.
La lettera di Mario però non è soltanto sofferenza ma anche e soprattutto tantissimo amore. Con la descrizione che fa del suo ragazzo lo riporta in vita facendolo amare anche da noi. Francesco era un ragazzo speciale, altruista, riflessivo e profondo. La sua fragilità era carica di sensibilità e dolcezza perché lui conteneva il suo malessere per non essere un peso per i suoi familiari, cui era legato come loro a lui. La lettera commuove perché è chiara la capacità di questo grande padre di stare con il figlio nel dolore. Condivideva la sua angoscia esistenziale per non lasciarlo solo e ricercava nella realtà e nella fede, a Lourdes, un modo che potesse permettergli di stare meglio. Di fronte alla disperazione che toglie la speranza e può indurre le persone a togliersi la vita, o anche di fronte a disturbi mentali meno gravi come la depressione, sono molti di più quelli che scappano per non provare lo stesso dolore, di quelli che rimangono per cercare di alleviare il peso a chi lo porta dentro. Il cuore di Mario non si è fatto congelare né dal dolore né dalla morte permettendogli di continuare ad amare. Non hai mai nascosto la testa sotto la sabbia, non si è mai voltato per non vedere ed è rimasto fino alla fine accanto al figlio. Per lui ha coltivato la speranza, per lui si è fatto coraggio per uscire, insieme, da un tunnel in cui purtroppo Francesco non riusciva ad intravedere la luce. «Pensavo che ce l'avremmo fatta. E invece no». E adesso la speranza è che il Paradiso possa accogliere questo figlio così amato.
La prima cosa cui si pensa quando qualcuno decide di farla finita è al dolore di chi resta pensando di non aver colto i segnali di disagio, di aver lasciato che la persona si sentisse sola al punto da non farcela più. In questo caso per fortuna non è così. Mario e Francesco hanno potuto godere l'uno della presenza dell'altro, l'uno dell'affetto dell'altro e questo ora potrà aiutare il padre a continuare a vivere nel ricordo dei momenti passati insieme, del dolore ma anche della tenerezza che ci sarà stata e delle risate e delle discussioni più o meno accese.
Sarebbe stato più straziante se avesse dovuto rimproverarsi l'assenza o ancora peggio l'indifferenza o la mancanza di intimità. Sembra di poterli scorgere in viaggio verso Lourdes.
Nascosti nella folla che si dirige al Santuario saranno stati emozionati, avranno percepito la sofferenza e la speranza dei pellegrini e sentendosi meno soli si saranno abbracciati in una culla materna che se non guarisce consola.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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