Il grande narratore del colonialismo italiano

Morto a 96 anni lo storico piemontese Angelo Del Boca, pioniere degli studi sulle imprese del fascismo in Africa

Il grande narratore del colonialismo italiano

Giornalista, saggista e memorialista Angelo Del Boca, morto ieri, a 96 anni (era nato a Novara nel 1925), è stato uno storico documentato, coraggioso, caparbio e onesto perché ha sempre motivato i frutti della ricerca con le sue personali convinzioni. Un «moralista» che ha nutrito le sue opere con una costante vena di indignazione. È, e rimarrà, famoso soprattutto per i quattro volumi su Gli italiani in Africa Orientale (Laterza, 1976-1984), che gli sono valsi plausi e critiche feroci. Documentò le contraddizioni della politica coloniale italiana da Depretis e Crispi a Mussolini e per primo denunciò l'uso dei gas nella guerra d'Etiopia del 1935-1936, la feroce mattanza dopo l'attentato a Rodolfo Graziani e l'ingiustificabile massacro dei monaci copti di Debrà Libanòs: errori clamorosi che resero ardua l'opera del suo successore, Amedeo di Savoia Aosta, viceré d'Etiopia, deciso a intraprendere il dialogo con i capi abissini e tuttora ricordato con rispetto dagli etiopici colti e non prevenuti.

Nelle sue molte e importanti opere, Del Boca ha messo molto della sua esperienza personale. Arruolato nella Repubblica sociale italiana e milite nella «Monterosa», poi passato in una banda di «Giustizia e Libertà» (ne scrisse in La scelta e in Nella notte ci guidano le stelle), iscritto nel dopoguerra al Partito socialista italiano e giornalista (prima a Il Lavoratore di Novara, poi alla Gazzetta del Popolo di Torino, di cui fu inviato speciale), Del Boca ha alimentato la sua produzione saggistica e storiografica con una tensione morale personale, anche polemica e quindi fomite di contrasti anche aspri, che lo contrapposero all'antico ministro Alessandro Lessona, a Indro Montanelli e all'autorevole opera della storica Federica Saini Fasanotti Etiopia: 1936-1940. Le operazioni di polizia coloniale nelle fonti dell'Esercito italiano, pubblicato dall'Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito.

Con la rivista «I sentieri della ricerca» Del Boca ha dato voce a studiosi di varie tendenze, accomunati dal gusto per la libertà di indagine, non senza qualche azzardo interpretativo. Nella corrispondenza intrattenuta con lui emerse la mai spenta vocazione dello storico deciso a verificare «sul campo» l'oggetto della sua ricerca. Sotto questo profilo la sua produzione saggistica evoca quella di Franco Bandini.

Apprezzato da Aldo Garosci, che scrisse la prefazione al suo saggio su L'altra Spagna (1961), da Italo Pietra e da studiosi di rango, quali Nicola Labanca e Giorgio Rochat, Del Boca non ha mai nascosto la sua vis polemica sin dai titoli delle sue opere più famose e discusse, quali Italiani brava gente? (Neri Pozza, 2005) e A un passo dalla forca. Atrocità e infamie dell'occupazione italiana della Libia nelle memorie del patriota Mohamed Fekini (2007).

Volle anche incontrare personalmente Gheddafi. «Storia» del resto vuol dire «vedere» per capire.

Di Del Boca (tre lauree honoris causa e una docenza all'Università di Torno) rimane infine memorabile un giudizio: «Gli italiani non sono peggio degli altri. Sono al livello di inglesi, portoghesi, spagnoli e di tutti coloro che hanno commesso grandi genocidi laddove sono andati a far conquiste».

Come fecero tutti gli altri popoli nel corso della storia. Ma gli italiani (come e meglio di altri «conquistatori») hanno anche realizzato opere di civilizzazione, come onestamente Del Boca non mancò di ammettere nei capitoli migliori della sua vastissima produzione.

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