"Oggi l'epica si ritrova fra missionari e mercenari del Congo"

Il nuovo romanzo "Quinto comandamento" è ispirato a un sacerdote e alle sue battaglie

"Oggi l'epica si ritrova fra missionari e mercenari del Congo"

È da pochi giorni in libreria Quinto comandamento (Mondadori, pagg. 348, euro 20), il nuovo romanzo di Valerio Massimo Manfredi, scrittore e archeologo di fama, i cui libri volano sempre alti nelle classifiche, nonché conduttore di fortunati programmi televisivi a tema storico. Quasi una specie di moderno di Indiana Jones in barba aristotelica. Il romanzo, dal respiro epico, racconta le vicende di un missionario saveriano, a metà tra uomo di fede e templare dei giorni nostri, alla guida di un manipolo di mercenari in cerca di ostaggi da liberare nel caos del Congo post coloniale, tra guerra civile, scontri etnici e vendette private.

Quinto comandamento è ispirato a una storia vera. Senza svelarci troppo puoi raccontarci qualcosa del romanzo e della vicenda che l'ha ispirato? E perché hai scelto di raccontare proprio questa storia?

«Ho incontrato il protagonista di questa storia al premio Scanno. Io ero premiato per la letteratura, lui, Padre Angelo, (Padre Marco nel romanzo) per l'ambiente, perché si era battuto come un leone per salvare la foresta e i suoi abitanti. Poi mi ha raccontato delle sue imprese in Congo, delle sue spedizioni con il Quinto Commando, cinquantadue mercenari per liberare gli ostaggi».

Un romanzo più politico degli altri? O tutti in qualche misura lo sono?

«Questo molto più degli altri. In realtà è una storia epica fatta di uomini bruciati, sbandati che trovano un compromesso fra la missione e il loro ineluttabile destino. Il loro inno è vive la mort, vive la guerre, vive le sacrè mercenaire».

Una galleria di personaggi coloriti. Quanto sono reali e quanto immaginari? Puoi presentarceli?

«Sono praticamente tutti reali a parte uno: suor Antoinette, che è una specie di collage di altre sue compagne. È un bellissimo personaggio che domina l'ultima scena del romanzo. Comunque le dramatis personae sono molte. A partire da Padre Marco Giraldi, che come dicevo è il protagonista di questa storia e l'autore del diario a cui il romanzo è ispirato. Missionario saveriano: vive ancora e gode di ottima salute. Ha compiuto imprese incredibili, dovendo spesso anche difendersi dai suoi superiori. Monsignor Aurelio Solari, Nunzio apostolico, che funge da responsabile dell'intelligence vaticana nell'inferno della guerra civile e ha contatti con le massime sfere. E poi Renzo, pilota del Piper e della missione. Dall'alto vede la situazione e previene Marco dai pericoli e dalle imboscate. Nella realtà, morì per un incidente aereo schiantandosi contro la parete di una montagna».

E poi tutta una serie di combattenti...

«Innanzitutto Louis Chevallier, padre bianco, di famiglia facoltosa, con contatti importanti alla corte belga. Prima favorevole alla sinistra lumumbista, passa poi nel Quinto Commando. S'innamora di una ragazza Barega, che rimane incinta, e viene espulso dall'ordine. Marco lo utilizza nelle missioni più pericolose. È un asso nel maneggiare il Fal, fucile mitragliatore d'assalto. E Rugenge, il Leopardo nero. Giovane guerriero che entra nel Quinto Commando, micidiale con il mitra. E poi Sergio, il marconista. Infine Jean Lautrec, alias Piero Nebiolo, formidabile mitragliere. Diventa amico importante di padre Marco al quale salva la vita».

Altri personaggi femminili?

«Mwami Kazi, regina nera dei Bashi, bellissima e micidiale quando è il caso. I suoi sudditi la adorano e lei li governa con polso fermo ma anche con estrema energia. È protettrice di Marco e delle suore che hanno il convento dentro al suo territorio».

Ce n'è davvero per tutti i gusti. In che modo i tuoi romanzi, solitamente ambientati nel passato, ci parlano del presente?

«Non è proprio così. Quasi la metà delle mie opere è ambientata in tempi vicini o in epoca contemporanea».

E il tuo rapporto con il cinema? Quando scrivi un romanzo lo fai pensando che possa diventare un film? Ne tieni conto nello scriverlo?

«No. Sono scelte che lascio ai produttori. Come in questo caso, per esempio».

Quando costruisci i dialoghi lo fai in modo cinematografico o pensi alla realtà?

«Penso alla realtà».

Come vanno i tuoi libri all'estero?

«Dipende dai Paesi. Vado forte in Spagna, in Inghilterra, Argentina e pare anche in Cina, ma quello è un Paese misterioso».

In conclusione, romanzo storico o d'avventura? Noi propendiamo per la seconda ipotesi. Ma quando gliel'abbiamo chiesto l'autore ci ha risposto: «Io non scrivo romanzi d'avventura». E noi che abbiamo sempre creduto di sì!

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