Così Pippo è arrivato al capolinea

La società conferma la fiducia a Inzaghi fino a fine stagione, ma con la squadra è rottura. Lo scontro al rientro da Udine

Così Pippo è arrivato al capolinea

A Udine è finita l'improbabile corsa del Milan a un posticino in Europa league. Ancora a Udine è finita l'acerba carriera di Filippo Inzaghi sulla panchina del Milan iniziata tra scene di entusiasmo nel giorno dedicato al raduno di luglio. Sempre a Udine si può considerare concluso l'idillio tra Pippo stesso e lo spogliatoio del quale si erano avvertiti segnali vistosi di disincanto. Allora, quella di sabato sera in Friuli, non è stata una sconfitta qualunque per il Milan, la numero nove tra l'altro nel torneo, ma il capolinea di una idea, affidare la guida di una macchina da Formula uno a un neo-patentato. Già dinanzi a taccuini e telecamere, Inzaghi è stato feroce nei confronti dei suoi. Esaurita la parte pubblica ha comunicato ad Adriano Galliani la volontà di trasferire, subito, in blocco, tutto il gruppo a Milanello, in ritiro punitivo. Il vice-presidente, reduce da un lungo e ripetuto colloquio telefonico con il presidente Silvio Berlusconi, gli ha offerto il sostegno della società. «È una tua decisione, ora spiegala ai giocatori» il consiglio dell'ad che ha raggiunto, con il dirigente Gandini e qualche familiare, l'aeroporto di Trieste in auto. A quel punto Inzaghi è salito sul pullman, ha chiesto al suo staff di essere lasciato da solo con la squadra e ha parlato a muso duro senza lesinare aggettivi («siete indegni di questa maglia»), anticipando spietate scelte per mercoledì sera, appuntamento a San Siro con il Genoa.

La reazione del gruppo è stata altrettanto dura: alcuni hanno protestato per il ritiro («non serve a niente» la convinzione comune). Secondo una ricostruzione smentita in modo deciso da Inzaghi e dalla società, sarebbe arrivata anche una frase velenosa nei confronti del tecnico. Pippo, letti i giornali, inviperito dalla ricostruzione, ha addirittura minacciato di passare alle vie di fatto, alla querela insomma, per accreditare la smentita. Se quella frase galeotta («neanche tu sei da Milan») non c'è stata, di sicuro qualche esponente, magari trascurato di recente dal tecnico, l'ha pensata. Perciò a Udine la frattura dello spogliatoio, che era forse l'unico risultato esibito dall'attuale gestione, è diventata pubblica. D'altro canto il primo ad intuire, attraverso la prestazione indecente di Udine, della «faglia» tra squadra e allenatore, è stato un vecchio frequentatore di Milanello e di spogliatoi, Billy Costacurta. Ai microfoni di Sky, dinanzi a un Inzaghi ancora sotto choc per l'esibizione, gli ha segnalato a bruciapelo: «Ho visto in campo tanti professori, ho dei forti dubbi sul gruppo». Prima di quel tumultuoso confronto pieno di scintille, anche Inzaghi, nelle pieghe frenetiche del dopo-partita, è tornato in discussione, proprio come accadde dopo il pareggio col Verona a San Siro. Allora l'esonero fu a un passo, bloccato solo dal ripensamento di Silvio Berlusconi, attore principale della scelta di promuoverlo sulla panchina rossonera dopo aver tentato inutilmente di portare via Antonio Conte dalla Juve. A questo punto, per tentare di rafforzare la credibilità del tecnico dinanzi alla squadra, il Milan ha fatto sapere che Inzaghi arriverà a fine stagione. E solo alla fine verrà fatta la scelta, inevitabile, del cambio di allenatore. In queste ore tutti i riflettori sono puntati sulla trattativa relativa alla cessione delle quote della società, mercoledì c'è ancora campionato, non ci sarebbe stato nemmeno il tempo per dedicarsi a una così delicata pratica.

Prima di presentarsi al Vismara per assistere alla partita degli allievi Galliani ha precisato che «il ritiro è decretato a tempo indeterminato, può esaurirsi dopo il Genoa o concludersi il 31 maggio». E infatti, tutti i componenti della rosa, nel pomeriggio, sono tornati nelle rispettive residenze per preparare il valigione.

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