Flop CR7, conti e sconfitte. Agnelli indica la via dopo le scommesse perse

"Dobbiamo amare, lottare, soffrire e vincere per la Juventus". Già oggi a Verona vietato perdere

Flop CR7, conti e sconfitte. Agnelli indica la via dopo le scommesse perse

Torino. Nel tardo pomeriggio di oggi, Verona-Juventus. Match complicato di suo, reso ancor più complesso per i bianconeri dal ko casalingo contro il Sassuolo di mercoledì e da una classifica tornata deficitaria. Ma ieri è stata anche la giornata dell'assemblea degli azionisti, convocata per approvare «l'aumento di capitale da 400 milioni, che fa seguito a quello approvato nel settembre 2019 per 300 milioni», come specificato dal presidente Agnelli. Cifre già note e denaro fresco utile a risanare il bilancio 2020-2021, chiuso con una perdita di 209,9 milioni di euro rispetto agli 89,7 del precedente esercizio.

Non è insomma un momento facile per Madama. Il cui operato è stato contestato da qualche piccolo azionista, anche all'interno di una mattinata in cui l'assemblea si è svolta in presenza: tavolo degli oratori sul palco posto sul prato dello Stadium, spalti usati come Aula Magna. Protagonista numero uno, inevitabilmente, il presidente Andrea Agnelli. Il quale ha preso in prestito e adattato una frase di Oriana Fallaci («dobbiamo amare, lottare, soffrire e vincere per la Juventus») per indicare la via. Analizzando poi il momento storico dell'azienda calcio e ribadendo il suo pensiero sulla Superlega. «Tutte le linee di ricavo sono state messe in discussione: il Covid ha portato a una crisi istituzionale con il lancio della Superlega, con le reazioni della Uefa contro Real Madrid, Barcellona e Juventus che adesso aspettano il pronunciamento da parte della Corte Europea». Senza retrocedere di un millimetro, apparentemente: «Non sono state solo quelle tre società ad agire, ma dodici», riferendosi ai club che si sono tirati indietro: «La Superlega richiedeva l'accettazione e il riconoscimento dell'Uefa. Dodici club avevano scelto di riformare le obsolete impalcature su cui si regge il calcio, che sta rifiutando ogni cambiamento per mantenere una classe politica che non investe ma vuole decidere. Non mi voglio arrendere, non mi sono arreso. Il sistema ha bisogno di un cambiamento e la Juve ne vuole fare parte, ma solo attraverso il dialogo costruttivo si potrà arrivare a uno sviluppo».

E se di costruttivo fino a questo momento non pare esserci stato granché, la palla è stata comunque tirata nel campo di Ceferin (presidente Uefa), Gravina (Figc) e persino in quello del presidente del Consiglio Draghi, il cui governo pochi giorni fa aveva fatto sapere di sostenere «con determinazione le posizioni delle autorità calcistiche italiane ed europee per preservare le competizioni nazionali, i valori meritocratici e la funzione sociale dello sport».

Dopo di che, salutato definitivamente Ronaldo («un piacere e un orgoglio averlo avuto, ma la Juve viene prima di qualunque persona») e ribadito che «qui conta solo vincere», c'è da pensare subito al Verona.

Che, con in panchina Tudor (ex avvelenato, soprattutto per come si è svolta la passata stagione da vice Pirlo), ha raccolto finora tre vittorie (comprese quelle contro Roma e Lazio), tre pareggi e una sola sconfitta contro il Milan capolista dopo essere stato avanti di due gol. Meglio stare all'occhio.

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