Libera, jet azzurri a terra. Paris 4° «Dato tutto, ma...» Fill 6° e Inner 17°

Un oro purissimo per la Norvegia di sua maestà Aksel Lund Svindal e una medaglia di legno per l'Italia che non si arrende. Ecco Svindal, senza Paris. Sul podio della libera più posticipata dei Giochi sale il norvegese che centra il secondo oro olimpico dopo un oro in superg - e quarto sigillo a cinque cerchi, otto anni dopo Vancouver 2010. Per la Norvegia, dove lo sci alpino è una nicchia rispetto al fondo, questo è il primo oro olimpico della storia in discesa: non lo vinsero mai i super medagliati Lasse Kjus e Kjetil Andre Aamodt. Ed è bello che questa premiere porti così la firma del più anziano campione a vincerla, a 35 anni suonati. Due coppe del mondo, due incidenti spaventosi, cinque medaglie iridate: anche soprattutto con questo oro Svindal prova a rispondere a Marcel Hirscher, matricola dell'oro olimpico in combinata, per ricordare che in Coppa è lui il grande highlander da battere. Svindal risponde anche ad un destino che, negli ultimi due anni, gli ha presentato il conto, fra infortuni e anagrafe. Così, infine, ha risposto al suo fidato amico, eterno secondo: Kjetil Jansrud è argento per 12/100. Terzo, a 18/100 è lo svizzero Beat Feuz che quest'anno in Coppa di filo da torcere ad Aksel ne aveva dato parecchio. E allora, la storia prende e la storia dà.

Tutto in pochi centesimi, perché, ai piedi del podio finisce, per soli 54/100 Dominik Paris, per nulla affranto, anche se si sa - ai Giochi contano solo le medaglie. Però questa pista a Domme non è mai piaciuta. Tanto Svindal e compagni predestinati per questo podio sono stati bravi, pur non perfetti, ad accarezzarla, sfruttando i molti dossi, senza farsi sbalzare in volate perdi tempo e direzione, tanto lui è sempre sembrato poco a suo agio. «Ho dato il massimo e ho dato tutto, è andata così. Nella parte centrale, sul piano, mi sentivo lento e ho lasciato un po' di velocità».

Realistico, ancora dolorante dopo la botta di Garmisch, anche Peter Fill, sesto a 83/100: «Sono andato bene solo a tratti, spesso finendo largo». Diciassettesimo Christof Innerhofer, 22esimo al debutto Emanuele Buzzi. Ora c'è un superg per riprovarci.

LuGa

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