Caro Direttore Feltri, a Treviso un ex insegnante di religione è finito agli arresti domiciliari con accuse terribili: avrebbe abusato di sette minorenni. La cosa che più inquieta, però, è che secondo quanto emerso il docente sarebbe stato sospeso già dal 2023 dagli incarichi religiosi. Dunque qualcuno sapeva? Possibile che ancora nel 2026 possano verificarsi episodi simili, ai danni di ragazzi che affidiamo a figure educative e spirituali? E soprattutto: possiamo ancora fidarci della scuola, della Chiesa, degli adulti ai quali consegniamo i nostri figli?
Lorenzo Bianchi
Caro Lorenzo, la prima cosa che mi preme dire è questa: non cadiamo nella tentazione della generalizzazione isterica. Sarebbe ingiusto, stupido e perfino pericoloso.
Io ho conosciuto e conosco insegnanti magnifici, educatori straordinari, sacerdoti che hanno rappresentato un faro nella mia esistenza. Ho avuto la fortuna di avere accanto figure limpide, rette, uomini di fede autentica. Penso al “pretino”, come lo chiamo affettuosamente io, ossia monsignor Meli, che fu fondamentale nella mia giovinezza. Penso a don Mansueto, sacerdote e mio amico da oltre sessant’anni, uno degli uomini migliori che io abbia mai incontrato.
Dunque no, non accetto la narrazione secondo cui scuola e Chiesa sarebbero covi di mostri. Sarebbe falso e sarebbe offensivo verso migliaia di persone che ogni giorno educano, insegnano, si sacrificano e tengono in piedi una società sempre più fragile. Anzi, assistiamo spesso al contrario: professori umiliati, insultati, perfino aggrediti da studenti e genitori; docenti delegittimati; educatori lasciati soli. Eppure continuiamo a pretendere da loro miracoli pedagogici.
Quindi prudenza, equilibrio, garantismo.
Già, garantismo. Perché noi non siamo giustizialisti da tastiera. Un’accusa non equivale a una condanna. E le accuse, soprattutto quando sono così devastanti, devono essere verificate nelle aule di tribunale e non nei talk show o sui social network. La presunzione di innocenza resta un principio di civiltà. Sempre. Anche quando i fatti suscitano disgusto. Anche quando emotivamente si è portati a emettere una sentenza immediata. Tuttavia, proprio perché siamo persone serie e non fanatici, dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà. E la realtà è che, se quanto emerge fosse confermato, non ci troveremmo soltanto davanti alle eventuali responsabilità individuali di un uomo accusato di fatti gravissimi. Ci troveremmo davanti a qualcosa di ancora più inquietante: un sistema di silenzi, omissioni, tolleranze, forse perfino protezioni. Perché la domanda che tu poni è inevitabile: se davvero questo soggetto era stato sospeso già dal 2023 dagli incarichi religiosi, perché? Cosa si sapeva? Quanto si sapeva? Chi sapeva? E soprattutto: perché, nonostante ciò, quest’uomo continuava a gravitare attorno ad ambienti frequentati da ragazzi? Perché viveva in una canonica? Per quale motivo qualcuno avrebbe ritenuto opportuno proteggerlo o comunque offrirgli copertura, ospitalità, prossimità?
Sono interrogativi pesanti. E sarebbe ipocrita fingere che il problema dell’omertà non esista. Purtroppo esiste. Esiste nella Chiesa come esiste nella politica, nello sport, nel cinema, nelle famiglie, nelle aziende, nei partiti, nelle associazioni. Ogni ambiente umano produce anche le proprie zone oscure. E una delle più pericolose è sempre la stessa: la tendenza a tacere per salvare l’istituzione, l’immagine, la reputazione del gruppo. Questo meccanismo l’abbiamo già visto troppe volte. Prima si minimizza. Poi si sposta il soggetto. Poi si evita lo scandalo. Poi si spera che il tempo cancelli tutto. E intanto eventuali vittime restano sole, confuse, impaurite, spesso incapaci persino di raccontare ciò che hanno vissuto. Del resto, quando un ragazzo subisce attenzioni improprie da parte di una figura autorevole, ovvero un insegnante, un sacerdote, un educatore, non sta affrontando soltanto una possibile violenza fisica o psicologica: sta affrontando il tradimento della fiducia. E il tradimento della fiducia è una delle ferite più devastanti che esistano.
Io credo che la Chiesa stessa dovrebbe essere la prima a pretendere chiarezza assoluta, trasparenza totale, tolleranza zero verso qualunque ambiguità.
Perché ogni volta che si insabbia, si minimizza o si protegge qualcuno per “evitare scandali”, il danno finale diventa immensamente più grande. Non si difende la fede coprendo eventuali colpevoli. La si distrugge.
Eppure, attenzione anche qui a non trasformare tutto in una caricatura ideologica anticlericale. Sarebbe l’ennesima scorciatoia intellettuale di un Paese che ama semplificare. La stragrande maggioranza dei sacerdoti conduce vite dignitose, sobrie, devote, spesso dedicate agli ultimi nel silenzio generale. Ma proprio per questo motivo i pochi casi marci devono essere affrontati con durezza assoluta: perché infangano anche chi serve onestamente Dio e la comunità.
Lorenzo, tu domandi: “Possiamo ancora fidarci?”.
Ti rispondo: dobbiamo poterci fidare.
Una società in cui i genitori non si fidano più degli insegnanti, degli educatori o delle istituzioni è una società già malata. Ma la fiducia non si pretende. La fiducia si merita. E si difende con la verità, non con il silenzio.