Lo stupore senza fine di Vladimiro ed Estragone

In Aspettando Godot Samuel Beckett non solo azzera l’azione, dilata il tempo, innalza l’attesa a nodo cruciale dell’intera (non)vicenda, spinge il linguaggio alla circolarità della nenia, ma addirittura lascia i due protagonisti in una sospensione che si protrae oltre l’epilogo. Egli appende, cioè, i poveri Vladimiro ed Estragone a un’indeterminatezza esistenziale che in definitiva è la nostra indeterminatezza moderna. Gli spettatori, anzi, sono quasi dei privilegiati in quanto capiscono al momento giusto che l’attesa di Godot è appunto una voragine. I due clochard in scena invece non possono né devono capirlo: continueranno ad aspettarlo. Ecco perché la loro recita buffa e stralunata è un colpo basso che da sempre inquieta e smuove il pensiero. Nel riprendere oggi questo capolavoro, Lorenzo Loris enfatizza gli aspetti parodistici dei personaggi e ce li presenta traballanti, con un’aria da clown pacifici, simpaticamente affini a Stanlio e Olio, in un’arena circense che è lo spazio del gioco (acre) e del sogno (sospeso). Gigio Alberti e Mario Sala sono entrambi molto bravi e talmente in sintonia tra loro da dettare un ritmo ineccepibile all’insieme. Lo spettacolo, ora in scena al teatro India, riesce a toccare maggiormente le corde dell’emozione quando i due interpreti sfiorano il tragico.

I due omini di questo circo lunare non possono, dunque, che aspettare sotto la minaccia di ruspe incombenti sulla civiltà come Giganti pirandelliani; non possono che continuare ad aspettare pure da morti, coperti da quei cumuli di polvere e detriti che sono il nostro oggi desolato, buio e confuso.

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