Su Giuseppina Ghersi una levata di scudi «liberticida»

Leggo con attenzione la dura presa di posizione di alcune centinaia di studenti di sinistra, che gridano allo scandalo per il fatto che sia stato indetto un concorso per un povero e semplice tema che ha come argomento un, oramai, notissimo episodio accaduto dopo la Liberazione, e cioè l’uccisione di una bimba di tredici anni, Giuseppina Ghersi.
I fatti sono noti, documentati e inoppugnabili. Giuseppina Ghersi, non è un episodio della vulgata repubblichina, è realmente esistita, è stata sequestrata, ha subito quello che normalmente hanno subito le donne accusate di essere connesse al regime e poi è stata assassinata e il suo corpo riposa da anni al Cimitero di Savona. Ogni anno a fine aprile, se ne parla o per ricordarla o per negarla e affermare che era una «spia fascista» sic.
Personalmente ho trattato l’argomento su due libri che narrano fatti analoghi accaduti dopo il 25 aprile, e ne ho scritto su un quotidiano e pure su testate on line.
A mio modesto avviso, questa levata di scudi, comunque parziale, per la stesura di un semplice tema, nuoce alla libertà di espressione.
Ritengo che chiunque possa scrivere un tema, senza ovviamente trascendere nell’odio e nella intolleranza e reputo anche normale che un ente pubblico e una consulta giovanile possano indire un semplice concorso per permettere a qualsiasi studente di esprimere la propria libera opinione su un fatto realmente accaduto.
Non è detto che siano tutte opinioni allineate o contrastanti su un tragico fatto che comunque rimane nella storia di questa città, che per molti versi su questo periodo post insurrezionale, ha avuto luci ed ombre ancora oggi grevi e tristi e sul quale si cerca di stendere un velo di oblio.
Molti dimenticano che ci furono frequentissimi cambi di uniforme, cioè spesso un soggetto che vestiva la divisa della Repubblica dopo qualche giorno lo si poteva trovare in una brigata partigiana e viceversa. Questo per invitare ad essere meno assolutisti verso un povero e pacifico tema.
Impedire a degli studenti di scrivere un semplice ed innocuo tema mi pare gesto ottuso e liberticida. Vorrei ricordare che la tanto discussa Giuseppina Ghersi entrò nella progettualità di morte di alcuni sedicenti «patrioti», proprio perché ella, con adolescenziale entusiasmo, scrisse un singolo ed innocuo tema, in cui la bimba, ingenuamente, lodava la figura dell’allora Capo del Governo della Rsi.
Non vorrei che gli studenti non politicizzati, che avessero l’ardire di scrivere, anch’essi, un tema non conformista, vengano presi di mira da persone che non hanno nulla a che fare con la scuola e che invece perseguono fini di odio ed intolleranza verso chi vuole vivere le vicende della storia senza il paraocchi.

Gli anni di piombo che sono collegati ad un filo rosso ad un periodo molto buio che andò dal ’45 al ’50, ci insegnano che l’odio e l’intolleranza stanno proprio dietro l’angolo.
* candidato Pdl

alle comunali di Savona

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