Sul palcoscenico con Parise

Due mostri sacri come Pirandello e Shakespeare, novità italiane in odore di raffinatezze letterarie, impegno civile e nostalgia: parte navigando tra generi e linguaggi diversi la stagione teatrale del nuovo anno, sebbene una nota di modernità arrivi a connotare anche i lavori più classici. Esempio ne sia l’attesa rilettura di Otello che l’estroso regista/attore partenopeo Arturo Cirillo (tra i suoi recenti successi Le intellettuali di Molière e Le cinque rose di Jennifer di Ruccello) porta all’Eliseo: maschere della Commedia dell'Arte, gestualità misurata ma emblematica, echi di una tradizione scenica (la nostra) sempre viva, caparbia attenzione per la "parola" caratterizzano questo allestimento, nel quale recitano lo stesso Cirillo (Jago), Danilo Nigrelli (nel ruolo del titolo) e Monica Piseddu (Desdemona). È invece dichiaratamente dedicata ai giovani, agli spettatori di domani, la messinscena dei Sei personaggi in cerca d’autore che Giulio Bosetti (grande attore regista e impresario scomparso il 24 dicembre scorso a 79 anni) ha firmato per il Teatro Carcano da lui stesso diretto. «I giovani - scriveva nelle sue note di regia -, vedendo per la prima volta questo lavoro, si sentiranno partecipi di una grande avventura teatrale». Ecco giustificati il rigore e la semplicità di una rilettura limpida, adatta a tutti, dove Antonio Salines, Edoardo Siravo, Marina Bonfigli e l’intero cast si fanno carico di restituire la complessa trama di umanità e riflessione metateatrale che innerva la celebre opera pirandelliana (al Quirino).
Porta incisi i segni di uno stile inconfondibile e inimitabile il lavoro Sillabari che Paolo Poli ha tratto da una silloge di poemetti di Goffredo Parise (argomento principe: l’amore) e che, già accolto da ampi consensi la scorsa stagione all’Eliseo, torna a Roma (alla Sala Umberto) per stupire e far sorridere il pubblico. Passione e morale si offrono qui a un cangiante varietà di arguzie, dove i costumi di Santuzza Calì e le scenografie di Lele Luzzati incorniciano l’ennesima bella prova di Poli. Parla a suo modo di amore anche la nuova commedia di Michele La Ginestra (pure interprete) e Adriano Bennicelli, A ruota libera, che corre indietro nel tempo, nella memoria personale e collettiva, prendendo a pretesto l’evoluzione dei mezzi di trasporto (dal girello all’automobile, perché la prima evoluzione è quella propria di ogni essere umano) per ricostruire la vicenda di una famiglia, spingendosi fino ai giorni nostri ma senza azzardare ipotesi sul futuro (al teatro della Cometa). Voltiamo decisamente pagina per segnalare un altro importante ritorno sulla scena capitolina, quello di Ulderico Pesce: cantore scrupoloso e coraggioso delle ombre più inquietanti della nostra società nonché voce di punta del teatro di impegno civile italiano, l’autore/attore lucano è di scena all’Orologio con Asso di Mondezza (I traffici illeciti di rifiuti), ulteriore denuncia degli scempi ambientali perpetuati ai danni del nostro Sud che sembra essere la naturale prosecuzione del precedente Storie di scorie. «È la storia di Marietta - spiega Pesce - e della sua famiglia. Marietta è nata nella periferia di Napoli, a Pianura.

Il balcone della sua casa si affaccia su una discarica di mondezza dove da 40 anni sono state versate tonnellate di rifiuti, di liquidi chimici pericolosissimi».
Tutti gli spettacoli citati debuttano martedì 12 gennaio.

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