Torre Valdaliga, morte annunciata

Qualcuno si è accorto appena di quel tubo metallico che piombava dall’alto come un missile. Ma nessuno degli operai è riuscito ad avvertire il collega Michele Cozzolino. L’uomo, di 31 anni, è morto ieri mattina mentre stava lavorando nel cantiere della centrale Enel di Torre Valdaliga Nord, a Civitavecchia. A ucciderlo, il tubo di un ponteggio che gli è precipitato in testa da un’altezza di settanta metri. Per Cozzolino non c’è stato nulla da fare.
L’operaio, di origini campane ma residente a Civitavecchia, era dipendente di una ditta appaltatrice elettromeccanica, la Ceit, che in queste settimane stava eseguendo lavori nella centrale, dove è in corso la riconversione a carbone. Quella di ieri è una morte in parte annunciata, perché già nei giorni scorsi alcuni operai erano rimasti lievemente feriti. Al momento dell’incidente nel cantiere era in corso un sopralluogo degli ispettori della Asl e dei sindacati finalizzato proprio all’attuazione di ulteriori misure di sicurezza. La Procura di Civitavecchia ha aperto un’inchiesta su quanto avvenuto ieri all’interno della centrale Enel. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Alessandra Provazza, sono affidate ai Carabinieri della Compagnia di Civitacchia, che con l’ausilio dei tecnici della Asl dovranno accertare eventuali responsabilità sull’accaduto e se siano state rispettate tutte le misure antinfortunistiche. Una parte del ponteggio è stata posta sotto sequestro mentre verrà eseguito l’esame autoptico sul corpo della vittima, che indossava regolarmente il casco protettivo.
La morte di Cozzolino, che lascia un bimbo di due anni e una moglie in attesa del secondo figlio, ha scatenato la rabbia dei colleghi che, dopo aver incrociato le braccia, hanno chiesto un incontro urgente con l’Enel. «Un’esigenza - ha spiegato il segretario della Cgil di Civitavecchia Franco Boriello - legata alla particolare pericolosità di questa fase dei lavori, durante la quale si trovano a operare fianco a fianco operai di vari settori delle ditte appaltatrici». L’Enel, da parte sua, ha fatto sapere di aver avviato un’accurata indagine interna per verificare l’esatta dinamica dei fatti. «Attualmente - ha detto un portavoce - in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori era stato ulteriormente rafforzato il presidio anti-infortunistico, intensificando le attività di formazione dedicate specificamente ai lavoratori delle imprese».
Di diverso avviso Enrico Luciani, presidente della Commissione Mobilità della Regione Lazio, che parla di «morte annunciata». «I sindacati e le imprese implicate nella costruzione - spiega - già da tempo avevano denunciato i ritmi serrati a cui gli operai sono sottoposti, anche a fronte degli incidenti accaduti in precedenza. Ma oggi una vita si è spenta definitivamente». I sindacalisti ieri pomeriggio hanno proposto ai dirigenti dell’Enel di fermare i lavori per tre giorni.

Uno sciopero che permetterebbe ai tecnici dell’azienda di procedere a una verifica dei progetti sulla sicurezza e ai sindacati di elaborare una mappa dei rischi. Il gruppo di Forza Italia alla Regione, invece, ha chiesto un tavolo inter-assessorile per formulare proposte concrete rispetto alle morti bianche, quattro nel Lazio negli ultimi otto giorni.

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