Tremonti insiste per le elezioni Ma regge il patto Silvio-Umberto

Il Superministro insiste per il voto, ma il patto vero tra il premier e il leader della Lega è provare a tenere in piedi la legislatura. Si sono dati tre settimane di tempo. Di mezzo il rischio Consulta sul legittimo impedimento

Tremonti insiste per le elezioni 
Ma regge il patto Silvio-Umberto

Tremonti insiste per andare a votare. È strano che sia pro­prio il ministro dei conti, quello che più di altri dovrebbe temere un perio­do di instabilità politica, a spingere sull’acceleratore del rompere le righe. La co­sa crea sospetti e alimenta dicerie peraltro mai smenti­te dall’interessato. Secon­do le quali, se il risultato del­le urne vedesse il centrode­stra vincitore solo alla Ca­mera, Tremonti puntereb­be a proporsi come premier di una maggioranza più lar­ga di quella elettorale. Tra­dotto: prendere il posto di Berlusconi tramite i giochi­ni della politica.

Ieri il premier ha smenti­to attriti col suo super mini­stro e ha escluso l’ipotesi di elezioni anticipate. La cosa ci sta. Sono giorni delicati, decisivi per la sorte della le­gislatura e non è certo il ca­so di gettare benzina sul fuo­co. Vero o falso che sia il ca­so Tremonti, il centro di tut­to­resta però l’asse tra Berlu­sconi e Bossi, l’unico politi­co che oltre ad avere deputa­ti e voti decisivi, ha un rap­porto umano con il mini­stro delle Finanze. Il leader leghista oscilla: un giorno di­chiara di voler andare subi­to alle urne, quello dopo (co­me ieri) di voler continuare la legislatura, a patto che en­tro­gennaio la riforma del fe­deralismo faccia un altro passo in avanti.

Le due posizioni, quella di Berlusconi e quella di Bossi, divergono ma soltan­to apparentemente. In real­tà Bossi resta alleato leale del premier e sta prenden­do tempo, quello necessa­rio a Berlusconi per tentare un allargamento della mag­gior­anza sufficiente a garan­tire, oltre al federalismo tan­to caro alla Lega, anche l’or­dinaria amministrazione. Quanto tempo? Poche setti­mane. Nel Pdl si lavora a pie­no ritmo nonostante le va­canze. Quasi del tutto archi­viata l’ipotesi di imbarcare l’Udc in maggioranza (in po­chi si fidano di Casini), è ne­cessario fare cambiare schieramento a una venti­na di deputati. Operazione non facile ma neppure im­possibile visto lo sfascio dei gruppi di opposizione. In cambio Berlusconi sarebbe disponibile a un rimpasto di governo per riequilibrare la nuova compagine.

Questa operazione è con­cordata in ogni dettaglio con Bossi. Il quale ha il pro­blema di tenere a bada gli appetiti dei suoi uomini (ol­tre Tremonti, Calderoli e Maroni) e gli umori della ba­se che mal digerisce i giochi di Palazzo. Per questo il lea­der leghista procede con un colpo alla botte e uno al cer­chio. Tenere alta la tensio­ne sulle elezioni anticipate funziona anche da deter­rente per quei partiti che non sono pronti alla sfida del voto (Pd e Fli innanzitut­to) e per quei singoli deputa­ti che non hanno nessuna intenzione di tornare alla vi­ta civile.

Per Bossi il piano di Berlu­sconi ha il 50 per cento di probabilità di riuscire. Ber­lusconi è convinto di farce­la al 90 per cento. La diversi­tà di opinione sta soltanto nella percentuale di possibi­le successo, non sull’oppor­tunità di provarci.

In ogni ca­so, entrambi si tengono pronti anche a un eventua­le fallimento, magari in se­guito a una sentenza avver­sa de­lla Corte Costituziona­le sul legittimo impedimen­to (il premier rimarrebbe senza scudo giudiziario), prevista per l’11 gennaio.In tal caso li ritroveremo insie­me in campagna elettorale. E a quel punto non è detto che dall’urna esca un risul­ta­to che renda improponibi­le anche un eventuale «pia­no Tremonti», ammesso che sia mai esistito.

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