Il virus dei polli si avvicina: un caso in Grecia

Il ministro dell’Agricoltura: «Adesso temiamo il contagio anche per gli uomini»

Il virus dei polli si avvicina: un caso in Grecia

Nino Materi

Fino a poche settimane fa erano ancora migliaia i turisti italiani in Grecia che si godevano mare e sole. Chissà quanti di questi si trovavano anche sulla spiaggia dell’isola Chio, proprio quella dove ieri è stata ufficializzato un caso di influenza aviaria. La conferma è arrivata dal ministro dell’Agricoltura e dell’Alimentazione greco, Evangelos Vassiakos: «È vero, in un piccolo allevamento di tacchini sull’isolotto di Inunes, nell’Egeo settentrionale, è stato accertato il primo caso di virus dei polli sul territorio ellenico». Il ministro ha precisato che l’allevatore lo scorso 13 ottobre aveva segnalato ai servizi veterinari dell’isola di Chio, la più vicina ad Inunes, la morte di nove dei suoi venti tacchini. I veterinari si erano quindi recati sul posto ed avevano prelevato le carcasse degli animali per condurre i necessari accertamenti.
«Ieri - ha aggiunto Vassiakos - si sono avuti i primi risultati delle analisi dalle quali è emerso che almeno uno dei nove tacchini è morto per aver contratto il virus H5N1. Le analisi proseguono anche sugli altri tacchini morti per accertare se si tratti del più pericoloso virus. A questo punto cominciamo a temere anche per gli uomini». E così, dopo la Turchia e la Romania, il virus dei polli è arrivato anche in Grecia, avvicinandosi sempre più al nostro Paese.
In Italia, quindi, la preoccupazione aumenta e a tranquillizzare i cittadini non basta certo la Coldiretti secondo cui «nelle regioni italiane non è stata effettuata nel 2005 alcuna importazione di pollame o carni derivate dalla Grecia». Ma notizie allarmanti provengono anche da altre parti del mondo: più di mille volatili morti sono stati scoperti durante il fine settimana in Macedonia; polli e anatre morti sono stati trovati in due villaggi, Germijan e Mogila, situati circa 200 chilometri a sud ovest della capitale Skopje.
Intanto Bruxelles segue con grande attenzione la situazione, «pronta a prendere tutte le misure necessarie», come quella di chiedere al governo ellenico di limitare l’export delle carni bianche. La settimana scorsa, ai primi segni di comparsa dell’influenza aviaria, la Commissione aveva deciso di sospendere le importazioni di pollame e piume da Turchia e Romania, prima ancora di attendere l’esito dei successivi test biologici eseguiti nel centro londinese. I test (gli ultimi dei quali eseguiti in Croazia su uccelli morti) hanno confermato l’esistenza di H5N1, il virus che nell’Asia del Sud-Est ha attaccato anche l’uomo, provocando una sessantina di vittime. Intanto dalla Germania arriva la notizia che un prototipo di vaccino contro l’influenza aviaria sta per essere messo a punto da ricercatori tedeschi. Lo ha comunicato il ministro della Sanità Ulla Schmidt, precisando che sarà pronto entro la fine dell’anno. Per realizzare il vaccino il governo tedesco ha stanziato 20 milioni di euro, ha aggiunto il ministro. Il ceppo virale H5N1 dell’influenza aviaria, che la settimana scorsa è stato scoperto in Romania e in Turchia, ha già provocato gravissimi danni economici in Asia, dove per contenere l’epidemia sono stati eliminati oltre cento milioni di capi di pollame. Sono state inoltre infettate circa duecento di persone, 61 delle quali sono morte. Il virus è estremamente contagioso tra i pennuti, ma all’uomo si trasmette con difficoltà, e soltanto attraverso il contatto con uccelli infetti. Si teme tuttavia che, entrato in un ospite umano, il virus possa mutare adattandosi al nuovo ambiente biologico e divenendo contagioso anche da uomo a uomo; in tal caso potrebbe scatenare una pandemia estremamente pericolosa perché il suo tasso di mortalità si è rivelato molto alto.
Intanto il responsabile alla protezione dei consumatori alla Commissione europea denuncia: «Non tutti gli Stati membri della Ue hanno stock sufficienti di antivirus». Anche di questa emergenza discuteranno gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità e della Commissione europea che si incontreranno dal 24 al 26 ottobre nella sede europea dell’Oms a Copenaghen.

Gli esperti sanitari dei 52 stati membri discuteranno degli sforzi in vista di una migliore difesa contro una possibile pandemia. Ma ormai il tempo delle parole è scaduto, bisogna passare ai fatti. E per il vaccino non si può aspettare oltre.

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